Trump non fermerà i prodotti chimici che avvelenano acqua potabile e danneggiano i bambini

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Da Trump nessun freno ai perclorati, composti chimici che possono contaminare le acque potabili e correlati a danni di sviluppo per il feto e la prima infanzia. Lo hanno confermato fonti vicine all’Environmental Protection Agency (EPA) degli Usa, sostenendo che questa regolamentazione “non è di pubblica utilità”. Le proteste si sono scatenate sul web e sui social.

Come riporta il New York Times, l’assurda decisione arriva in contrasto con un ordine del tribunale che impone all’Agenzia di stabilire uno standard di acqua potabile per queste sostanze entro la fine di giugno, riconoscendo come l’esposizione ad alti livelli possa causare un danno allo sviluppo cognitivo dei bambini.

La ricerca ha dimostrato in particolare che, interferendo con l’assorbimento di iodio della ghiandola tiroidea, le sostanze possono arrestare la produzione di ormoni essenziali per lo sviluppo di feto, neonati e bambini.

Ma niente, l’amministrazione Trump va avanti per la sua strada. D’altronde non è nemmeno la prima volta che il Presidente USA prende discutibili iniziative: all’inizio dell’anno la Casa Bianca aveva annunciato l’intenzione del porre il veto su un progetto di legge intenzionato a fermare le Sostanze Perfluoro Alchiliche (PFAS) nelle falde acquifere. Ed è solo l’assurdità contro l’ambiente più recente.

Non stupisce dunque quest’altra incomprensibile decisione, presa con la “scusa” del coronavirus. Infatti Andrew Wheeler, amministratore dell’EPA, ha annunciato trionfante su Twitter l’impegno ad aiutare a sviluppare e rafforzare la propria economia alimentare locale profuso verso le comunità, alcune delle quali duramente colpite dall’epidemia.

Ma contemporaneamente dichiara come frenare composti chimici che possono contaminare le acque potabili non è di pubblica utilità. E non sfugge alla rete la mostruosa incongruità, ultima di altre. Le associazioni e i comuni cittadini ricordano infatti che la mission dell’EPA è difendere l’ambiente (e i suoi abitanti).

“Potresti aiutare la nostra economia locale regolamentando i perclorati in modo che i bambini non nascano con anomalie – tra le proteste che si leggono su Twitter – Potresti vietare apertamente l’amianto. Potresti vietare il clorpirifos (CPS, un pesticida, N.d.R.) in modo che i lavoratori agricoli non siano esposti a sostanze cancerogene. Potresti fare il tuo lavoro”.

La storia dei perclorati è lunga (e triste). Alcuni di loro si trovano nei carburante dei missili, tra le altre applicazioni, e sono stati studiati per più di un decennio; però ormai la contaminazione è diffusa, ed è difficile normarli.

Nel 2011 l’amministrazione Obama aveva annunciato di aver pianificato una regolamentazione, ribaltando una decisione del Governo di George W. Bush. Tuttavia il Defense Department e società militari come la Lockheed Martin Corporation e la Northrop Grumman Corporation si opposero ferocemente ad un’iniziativa in palese contrasto con i loro interessi economici. Non per caso le sostanze sono ritrovate vicino ad installazioni militari.

E ora nulla di fatto di nuovo.

“La scienza sul perclorato è molto chiara: danneggia i bambini e i feti in via di sviluppo spiega Olga Naidenko, vicepresidente per le indagini scientifiche presso l’Environmental Working Group – Ancora una volta l’EPA di Trump ha deciso di ignorare la scienza e di schierarsi con l’industria chimica invece di proteggere le generazioni future”.

Andrea Woods, portavoce di E.P.A., ha dichiarato in realtà non è stata ancora presa una decisione definitiva sul perclorato.

“Qualsiasi informazione condivisa o segnalata ora sarebbe prematura, inappropriata e pregiudicherebbe il processo formale di regolamentazione” riporta il New York Times.

Ma fonti vicine all’Agenzia confermano che la decisione in realtà è presa e sarà comunicata a breve.

Ci auguriamo sinceramente un passo indietro.

Fonti di riferimento: New York Times / Environmental Working Group / Twitter

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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