Juan Carrito trasferito di nuovo, non abbiamo ancora imparato a convivere con gli orsi

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L'orsetto marsicano Juan Carrito è stato catturato e portato in un'area faunistica nel Parco della Majella dopo essere stato riavvistato a Roccaraso. Il triste epilogo è sintomo di una prevenzione insufficiente.

E alla fine Juan Carrito, l’orsetto marsicano più paparazzato del nostro Paese, è stato nuovamente catturato per essere trasferito in un’area faunistica. Negli scorsi giorni l’esemplare di due anni era stato avvistato alla stazione ferroviaria di Roccaraso (AQ) e successivamente immortalato vicino ad un’abitazione, mentre giocava con un cane sulla neve. I recenti avvistamenti hanno così portato l’ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise a intervenire per tenere lontano l’animale dai luoghi abitati.

E un paio di giorni fa è arrivata l’ufficialità: l’amatissimo Juan Carrito sarà portato nell’area faunistica di Polena, che sorge all’interno del Parco Nazionale della Majella. Qui sono già presenti tre femmine di orso di origine euro-asiatica. Per fortuna non si tratta di una soluzione definitiva, ma questa scelta ha messo in allarme gli animalisti, in particolare il WWF.

Nonostante il protocollo di gestione prevedesse un nuovo tentativo di cattura e rilascio in altro sito, gli enti competenti hanno deciso di procedere alla cattura e alla sua allocazione presso l’area faunistica a causa delle avverse condizioni meteo che non consentirebbero il rilascio in natura. – sottolinea l’associazione – Questa tappa, per quanto temporanea, rappresenta sicuramente segnale d’allarme per tutti coloro che hanno a cuore questa specie. Pur nella consapevolezza che la complessità della situazione non poteva avere soluzioni semplici, resta da chiedersi se è stato fatto veramente tutto per evitare un passaggio così triste.

Nell’area faunistica di Palena, Juan Carrito verrà monitorato 24 ore al giorno grazie a un sistema di videosorveglianza e non sarà a contatto con eventuali visitatori, ma soltanto con gli operatori del parco. Juan Carrito, da tempo radiocollarato, era stato già catturato lo scorso dicembre e rilasciato in montagna, ma dopo qualche settimana era riapparso in paese.

Dal canto suo l’Ente parco ribadisce che l’intervento si è reso necessario per tutelare l’orso e allontanarlo da situazioni potenzialmente pericolose e, in generale, da un ambiente dove si alimentava soprattutto di rifiuti.

Adesso la priorità è lavorare per il suo ritorno in natura attuando tutti i metodi possibili affinché ciò accada. I nostri tecnici stanno già predisponendo la fase che seguirà a questa temporanea captivazione – spiega il direttore del Parco Luciano Di Martino – che potrà essere caratterizzata anche da fasi sperimentali in collaborazione con esperti internazionali.

Una vicenda che conferma che sulla convivenza tra uomo e orsi abbiamo ancora tanto da imparare

La cattura di Juan Carrito è stata descritta come necessaria dall’Ente parco, ma alla luce di questa situazione non possiamo non domandarci: il nostro Paese si sta sforzando davvero per tutelare gli orsi e per favorirne la convivenza con gli umani? A quanto pare no. L’Italia è ancora troppo indietro in tal senso.

Sono mancate proprio quelle attività gestionali e di prevenzione che si sarebbero dovute svolgere nelle aree interessate dalla presenza dell’orso, a partire da Roccaraso. – fa notare il WWF – Abbiamo visto in questi mesi comportamenti profondamente sbagliati che non hanno fatto altro che rendere sempre più confidente Juan Carrito. La mancanza di misure di prevenzione basilari come i cassonetti anti-orso, il ripetuto abbandono di cibo in strada, il continuo rincorrere l’orso anche con cani a seguito… sono tutti comportamenti che da anni si raccomanda di evitare e che invece si sono ripetuti per mesi senza alcuna sanzione. Inoltre è necessario che per il futuro si lavori con molta più convinzione sulla prevenzione, così come sulla repressione di quei comportamenti che mettono a rischio l’orso, ma anche l’uomo. Rischiare di perdere un giovane di orso marsicano, sottraendolo alla sua vita naturale per rinchiuderlo in un’area faunistica a causa di mancate azioni di prevenzione da parte degli enti competenti, a partire dai Comuni, è un atto gravissimo per la conservazione della specie.

In totale sono solo circa 60 gli esemplari di orsi bruni marsicani rimasti sul nostro territorio. E invece di disturbarli, paparazzarli e spaventarli dovremmo imparare a mantenere la debita distanza e a invocare maggiori tutele per questa specie iconica e preziosa. Tra qualche anno gli orsi bruni marsicani potrebbero essere soltanto un lontano ricordo…

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Fonte: WWF

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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