Caccia: il 76% degli italiani è a favore dell’abolizione. Cosa aspettiamo a vietarla?

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Esattamente 30 anni fa entrava in vigore in Italia la legge sulla caccia e sulla tutela della fauna selvatica, ma si è rivelata insufficiente per proteggere la biodiversità. E oggi la maggior parte degli italiani è a favore dell'abolizione di questa pratica crudele e pericolosa

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Sono sempre di più gli italiani contrari alla caccia, eppure è un’attività ancora consentita nel nostro Paese. Ben il 76% dei cittadini sarebbe a favore dell’abolizione dell’attività venatoria: è il dato che emerge dal sondaggio realizzato dal WWF Italia, in occasione del 30esimo anniversario della Legge quadro sulla caccia e sulla tutela della fauna selvatica, che ricorre proprio l’11 febbraio.

Cos’è cambiato con la legge sulla caccia, entrata in vigore 30 anni fa

La legge entrata in vigore 11 febbraio 1992 nasce a seguito del referendum sull’abolizione della caccia ed è il risultato di una necessità di adeguamento, realizzato solo parzialmente, agli standard internazionali di tutela della biodiversità, introdotti in particolare con la Direttiva Uccelli del 1979 e con la Convenzione di Berna sulla vita selvatica e l’ambiente naturale (recepita nel nostro Paese nel 1981).

Ma cos’è cambiato nel concreto? La nuova legge ha ridotto il numero delle specie cacciabili da 68 a 59 (poi ulteriormente diminuite), ma anche la durata della stagione di caccia da circa 8 a 5 mesi e ha messo fine al cosiddetto nomadismo venatorio, legando i cacciatori ad uno specifico territorio. Inoltre, ha previsto delle sanzioni penali per punire chi pratica la caccia illegale. Tuttavia, queste novità si sono rivelate insufficienti per proteggere davvero la fauna selvatica. E fin dal primo momento, varie Regioni hanno tentato di introdurre varie deroghe alla alla legge nazionale.

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Cosa ne pensano gli italiani della caccia?

Quello della caccia è sicuramente un tema molto controverso in Italia. Ma dal sondaggio condotto tra il 4 e il 7 febbraio 2022 dall’istituto EMG Different, su commissione del WWF, è emerso che la gran parte degli italiani è contrario a questa pratica crudele.

Ben il 76% degli italiani interpellati non trova giusto che la caccia sia praticata in Italia e sarebbe d’accordo nel vietarla in tutto il territorio nazionale. Inoltre, il 72% delle persone intervistate ritiene che l’esercizio della caccia crei problemi alla sicurezza dei cittadini, mentre il 57% pensa che sia un rischio per la salute delle persone.

Nel complesso permane una mancata conoscenza di alcuni elementi che afferiscono all’attività venatoria come, ad esempio, il diritto da parte dei cacciatori di entrare nelle proprietà private durante la caccia anche senza il consenso del proprietario (solo il 36% ne era a conoscenza), o la qualificazione della fauna selvatica (anche di quella cacciabile) come patrimonio comune dello Stato e quindi di tutti gli italiani (ben il 44% degli italiani ne è all’oscuro). – spiega il WWF – Il campione ha espresso una posizione netta sugli aspetti più controversi della regolazione dell’attività venatoria come ad esempio: l’uso di richiami vivi per piccoli uccellini e la caccia consentita per alcune specie in via di estinzione, ma anche l’utilizzo munizioni contenenti il piombo e la caccia esercitata durante il fine settimana. Questi argomenti ottengono livelli di disapprovazione pari al 90%.

Il 43% degli italiani, invece, chiede regole più severe, mentre il 42% la considera una “inutile crudeltà”.

Infine, gli italiani si dimostrano dubbiosi e sfiduciati circa la capacità dello Stato di garantire un adeguato controllo sull’attività venatoria al fine di prevenire atti illegali:  il 58% degli italiani è convinto che le sanzioni previste in Italia contro il bracconaggio e la caccia illegale siano insufficienti e addirittura il 71% considera che le forze dell’ordine e la magistratura non siano sufficientemente a conoscenza degli impatti generati da questi crimini che riguardano la natura.

Non possiamo più rimandare l’abolizione della caccia

È evidente che la legge del 1992 non sia idonea a garantire davvero la fauna selvatica. E sono gli stessi cittadini italiani a chiedere che le cose cambino. A tal proposito, il WWF ha avanzato la richiesta di un testo unico che tuteli la fauna selvatica nel suo complesso attraverso una forte limitazione della pratica venatoria, un rafforzamento dei controlli e un inasprimento delle sanzioni.

Molto importante è inoltre ridefinire una parità di diritto tra i cacciatori e chiunque altro voglia godere pienamente della natura, in questo senso i primi provvedimenti dovrebbero essere l’abolizione dell’art. 842 del codice civile che consente ai soli cacciatori di accedere ai fondi privati, – sottolinea il WWF – e l’introduzione del divieto di caccia nei giorni festivi e nei fine settimana, per consentire a tutti di frequentare boschi e campagne senza i rischi e il disturbo delle fucilate.

Ma il vero traguardo verso cui dovremmo aspirare è l’abolizione della caccia, un passo che associazioni animaliste e ambientaliste chiedono ormai al nostro Stato di fare da tempo, spingendo per un referendum. Non solo per proteggere la fauna selvatica (che deve già fare i conti con le conseguenze della crisi climatica e la frammentazione degli habitat), ma anche per evitare incidenti, che non di rado finiscono con la morte degli stessi cacciatori o malcapitati. Cosa aspettiamo per dire basta a questa attività crudele, pericolosa e anacronistica?

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Fonte: WWF

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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