Vogliono uccidere a fucilate i lupi della Scandinavia

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I lupi della Scandinavia sono in pericolo. Svezia, Norvegia e Finlandia hanno autorizzato l'abbattimento di circa 100 esemplari quest'inverno

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I Paesi della Scandinavia hanno autorizzato la caccia ai lupi fino a febbraio, ma le associazioni che si occupano di tutela delle specie selvatiche non ci stanno e si appellano all’Unione europea per fermare la mattanza 

I lupi della Scandinavia sono sotto attacco. Da qui fino alla fine dell’inverno dovranno fare i conti con una grande minaccia: l’uomo. La Svezia e la Norvegia hanno infatti già autorizzato l’abbattimento di questi straordinari animali per controllare la loro popolazione. E a questi Paesi si è anche aggiunta la Finlandia. Sono circa 100 in totale gli esemplari che potranno essere cacciati su tutto il territorio della Scandinavia, ma il timore di animalisti e conservazionisti è che la mattanza sia di una maggiore portata e che la sopravvivenza di queste creature chiave per l’ecosistema sia messa a rischio.

Per fermare il massacro alcune associazioni che si occupano di tutela ambientale si sono rivolti all’Unione europea affinché intervenga.

È una situazione orribile – commenta Siri Martinsen, amministratore delegato di Noah, organizzazione animalista che sta sfidando la caccia al lupo, portando la questione nei tribunali. – La gestione dei lupi in Norvegia è fuori controllo e stanno solo sparando ai lupi perché ad alcune persone non piacciono. È oltraggioso mantenere una specie a un livello di pericolo critico.

Gli abbattimenti autorizzati in Scandinavia

Come anticipato, nei tre Paesi scandinavi le autorità hanno dato il via libera alla caccia al lupo. La Svezia ha autorizzato l’uccisione di 27 esemplari, molti dei quali sono stati già fatti fuori. I numeri che riguardano la Norvegia sono ben più preoccupanti: qui potrà essere fucilato il 60% dei lupi (ovvero 51 esemplari) che vivono nella nazione durante questo inverno. L’obiettivo delle autorità norvegesi è di mantenere un massimo tre coppie riproduttive sul territorio.

Sebbene la Norvegia non sia un membro dell’UE, i gruppi animalisti sostengono che l’abbattimento del lupo violi la Convenzione di Berna sulla conservazione della fauna selvatica e degli habitat naturali europei .

Per quanto riguarda la Finlandia, invece, il numero massimo di lupi che potranno essere abbattuti è fissato a venti. Nel Paese la caccia non veniva autorizzata da 7 anni. Adesso la situazione è cambiata perché la popolazione di lupi in Finlandia ha raggiunto il suo massimo storico degli ultimi 100 anni. Come spiegato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del Paese, il piano mira a garantire un equilibrio tra la sopravvivenza di questi animali e la vita delle persone. In particolare, troppi lupi sono visti come una minaccia per il bestiame e per i cani da caccia.

“La caccia regola la crescita della popolazione di lupi, previene le lesioni e favorisce l’accettabilità dei lupi” ha spiegato il ministro finlandese Jari Leppä.

I piani di abbattimento dei lupi autorizzati in Scandinavia, Svezia e Finlandia hanno messo (giustamente) in allarme i gruppi che si occupano di tutela di fauna selvatica. Diverse associazioni in Finlandia e Svezia hanno fatto appello alla Commissione europea e alla Corte di giustizia europea per dichiarare illegale l’abbattimento del lupo, ma entrambi i governi nazionali sostengono che le deroghe alla direttiva sugli habitat consentano la caccia legale.

Sembra assurdo che i Paesi stiano facendo palesemente cose illegali ai sensi della direttiva sugli habitat dell’UE. – commenta la professoressa Fiona Matthews, fondatrice di Mammal Conservation Europe – Ci sia aspetta piuttosto che questi Stati siano in grado di convivere con i loro predatori, soprattutto data la loro bassa densità di popolazione. Il piano che prevede gli abbattimenti essere guidato dagli interessi dei cacciatori e sostenere la tesi secondo la quale i lupi sono un pericolo per i cani da caccia.

In Svezia i gruppi animalisti stimano che entro la fine dell’inverno restino meno di 300 esemplari sul territorio.

La Svezia ha promesso all’UE di non ridurre la popolazione dei lupi al di sotto dei 300 individui, questo è il minimo indispensabile” – ha sottolineato Magnus Orrebrant, presidente dell’ONG Svenska Rovdjursföreningen – “Abbiamo informato l’Unione europea che 300 è troppo basso. Abbiamo un habitat che potrebbe ospitare più di 1.000 lupi.

L’associazione Svenska Rovdjursföreningen fa notare inoltre che non ci sono prove o studi che dimostrano che la caccia sia l’unica soluzione ai problemi descritti dalle autorità.

“Riteniamo inoltre che lo scopo della caccia, rimuovere interi territori per “limitare l’impatto socio-economico e psicosociale negativo che fitte popolazioni di lupi possono avere sull’uomo” non possa essere alla base di un’eccezione ai sensi dell’articolo 16.1 e della Specie e Direttiva Habitat” aggiungono gli attivisti.

Dello stesso parere è anche l’Ong finlandese Luonto-Liitto, che invita la Scandinavia a tutelare i lupi – invece di abbatterli – perché sono fondamentali per la biodiversità.

“Ci deve essere un cambiamento di atteggiamento nei confronti della fauna selvatica. – evidenzia l’attivista finlandese Sami Säynevirta – È importante parlare dei benefici del lupo: svolgono un ruolo chiave in un ecosistema sano, ma le notizie sui lupi sono praticamente concentrate sugli aspetti negativi”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Raija-Leena Ojanen, consulente legale del WWF:

“È raro per noi ricorrere a tali mezzi e denunciare il regolamento alla Commissione Ue. Ma quando il ministero sfida ancora una volta la legislazione e la giurisprudenza dell’UE con il suo decreto, è necessario per noi ottenere un’interpretazione europea della situazione “

Per scongiurare la mattanza di lupi i gruppi animalisti della Scandinavia stanno invitando gli altri Paesi europei a intervenire, presentando denunce. Speriamo che questa mobilitazione serva a smuovere le acque e a proteggere questi affascinanti (e vulnerabili) animali.

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Fonti: Svenska Rovdjursföreningen/Luonto-Liitto

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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