Giù i fucili dai lupi! Le parole del ministro Cingolani sono inaccettabili

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Cingolani apre all'ipotesi dell'abbattimento dei lupi, lodando il modello del Trentino. Valanga di critiche dagli ambientalisti e animalisti

Riaprire alla cattura e alla caccia al lupo potrebbe essere una buona idea. A pensarlo non sono soltanto le associazioni dei cacciatori, ma il nostro ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che – rispondendo a un’interrogazione parlamentare dello scorso giovedì – ha definito “interessante” il piano di gestione dei lupi elaborato dalla Provincia di Trento, affermando che “potranno essere valutate azioni e interventi differenziati su base regionale e subregionale, e ciò potrà prevedere anche deroghe per la cattura e abbattimento delle specie protette”.

In poche parole, quello del Trentino – che prevede la cattura e l’uccisione dei lupi per garantire l’incolumità dei cittadini e proteggere il bestiame – sarebbe un modello a cui ispirarsi.

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Pioggia di critiche da parte delle associazioni animaliste 

Com’è facile immaginare, le parole di Cingolani sono state travolte da una valanga di polemiche da parte delle associazioni animaliste, che le considerano inaccettabili.

Non è tollerabile che la Provincia di Trento, che ha ampiamente dimostrato la sua totale inadeguatezza nel favorire la convivenza con gli orsi, venga ora presa ad esempio per gestire quella con i lupi – tuona la LAV (Lega Anti Vivisezione) – È evidente che con questo presupposto la soluzione proposta non potrà che prevedere mano libera nelle uccisioni di lupi. Tutti i precedenti inquilini del Ministero dell’Ambiente hanno sempre intuito che uccidere i lupi non ha alcun senso dal punto di vista della prevenzione dei danni, chiediamo quindi al Ministro Cingolani di cancellare ogni ipotesi di aprire una nuova “caccia ai lupi”.

Sull’apertura agli abbattimenti dei lupi avanzata da Cingolani è intervenuta anche l’OIPA l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), criticando duramente la posizione del MiTE:

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, invece di prefigurare deroghe per la cattura e l’abbattimento delle specie protette, come il lupo, dovrebbe pensare e agire per la tutela della biodiversità” – sottolinea il Presidente dell’OIPA Massimo Comparotto. – Comprendiamo che, come al solito, agricoltori e allevatori lamentino danni causati dalla fauna selvatica e che Cingolani debba rispondere alle richieste di chi li rappresenta, ma non comprendiamo come mai il ministro parli di possibili abbattimenti invece di promuovere e sostenere azioni di prevenzione. Le misure di prevenzione e la custodia responsabile degli animali d’allevamento servono proprio a evitare qualsiasi tipo di predazione, ma purtroppo tali metodiche non sono applicate da chi poi chiede i risarcimenti pubblici.

La soluzione non può essere uccidere i lupi 

Come ricordato anche dall’OIPA, è già stato dimostrato dalla ricerca scientifica come gli abbattimenti selettivi e, più in generale, la caccia rafforzino le specie invece di contenerle. Inoltre, numerosi progetti europei sono stati finanziati in Italia proprio per individuare i migliori sistemi di prevenzione e favorire la convivenza fra i lupi e gli esseri umani. 

Nel nostro Paese il lupo ha rischiato seriamente l’estinzione qualche decennio fa e soltanto grazie all’applicazione di rigide norme di tutela questi animali si sono salvati da quel triste destino, ma restano tutt’ora a rischio. 

Secondo le stime del WWF, ogni anno tra i 200 e i 500 esemplari muoiono uccisi da fucilate, veleno e trappole o investiti dalle auto. Perché, quindi, il ministro Cingolani sta aprendo alla soluzione più semplice (ma inefficace), facendo un regalo ai cacciatori? 

È davvero inconcepibile che il ministro della Transizione Ecologica parli di abbattimenti invece che di prevenzione, vanificando circa 50 anni di azioni di tutela di una specie che svolge una funzione ecologica fondamentale. Non è questa l’idea di transizione ecologica che vorremmo vedere nel nostro Paese.

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Fonti: OIPA/WWF/LAV

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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