Uccelli rapaci, spie dell’inquinamento: così fungono da cartina tornasole per la contaminazione da PFAS o DDT

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Diverse studi scientifici hanno dimostrato come i rapaci siano tra i predatori apicali più esposti agli inquinanti chimico. Conoscere più a fondo fino a che punto l'inquinamento chimico stia dilagando significa conoscere quanto il nostro Paese sia contaminato

L’inquinamento da sostanze chimiche ha raggiunto livelli sproporzionati oggigiorno tant’é che in tutto il nostro Pianeta non esiste più un luogo che non si possa considerare inquinato. Sostanze tossiche e pericolosi componenti si trovano ovunque, dai fiumi agli alimenti che portiamo sulle nostre tavole, fino ai nidi di uccelli e rapaci.

Proprio su questi ultimi sono puntati gli occhi della ricerca, essendo gli uccelli predatori interessati dalla cosiddetta biomagnificazione, un processo per il quale alle specie animali che occupano una posizione più alta nella catena trofica sono associati i più alti tassi di contaminazione da sostanze nocive.

Molto spesso non si tratta più di una singola sostanza ma di un mix di inquinanti, molti dei quali messi al bando da decenni. Un esempio è il famigerato DDT che per le aquile calve americane ha rappresentato per anni una delle più grandi minacce. (Leggi anche: Il veleno per topi sta uccidendo (silenziosamente) le maestose aquile degli Stati Uniti)

Così come per gli esseri umani secondo la scienza attualmente il pericolo maggiore tra i rapaci è costituito dalle varie classi di PFAS, i tristemente noti forever chemicals. Un nuovo studio ha infatti gettato luce sugli effetti della contaminazione da inquinanti eterni tra i gufi reali in Norvegia.

Un team di studiosi ha analizzato le piume di 72 esemplari di gufi reali raccolti in differenti siti di nidificazione nel Paese scandinavo. In più del 60% dei campioni raccolti sono stati identificati 11 classi di PFAS, 6 di pesticidi e altre sostanze chimiche, le cui concentrazioni erano ben oltre i limiti.

In un’altra ricerca condotta in quattro Paesi dell’Europa settentrionale gli esperti hanno rilevato invece ben 56 composti di PFAS in otto specie di predatori apicali tra cui 65 poiane.

Monitorare queste specie viventi significa conoscere perciò quali inquinanti stanno avvelenando il nostro ecosistema e quali contaminanti siano responsabili della riduzione di intere popolazioni di rapaci o altri esemplari.

Di moltissime delle sostanze messe in commercio non si conosce tuttora a fondo la reale pericolosità ecco perché il miglior biomonitoraggio possibile è rappresentato proprio dallo studio dei rapaci e di altri uccelli.

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Laureata in Lingue, attivista e volontaria per i diritti degli animali. Amante della cucina vegetale, di vini rossi e di tutto ciò che profumi di cannella.

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