Sempre meno uccelli sul Pianeta: come i canarini nelle miniere, il loro declino è indice del cambiamento climatico

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Un nuovo report sulle popolazioni degli uccelli nel mondo mostra come il loro declino sia la manifestazione più evidente della crisi climatica globale e quanto dovremmo allarmarci nel vedere sempre meno uccelli in volo e nel sentire più raramente il loro canto

Siamo attraversando pienamente la fase della sesta estinzione di massa e, per quando ricercatori e studiosi di ogni campo lancino l’allarme sull’inestimabile perdita della biodiversità del nostro Pianeta, l’essere umano sta facendo scomparire animali e piante ad un ritmo impressionante 1000 volte superiore al tasso naturale.

Nessuna specie si può purtroppo definire salva da tale processo, né tanto meno gli oltre 11.000 uccelli conosciuti al mondo, essenziali per il nostro Pianeta poiché in quanto disperdono, ad esempio, i semi delle piante, consentendo la loro propagazione.

Di questi 11.000 la metà delle popolazioni è calata significativamente negli anni per via dei cambiamenti climatici, ma anche per la distruzione dei loro ecosistemi, per la presenza di specie alloctone, così come per la caccia intensiva e spesso illegale. Non a caso la loro scomparsa è un avvertimento, paragonato ai canarini utilizzati nelle miniere di carbone.

Solamente in Europa sono scomparsi negli ultimi decenni milioni di uccelli, molti dei quali inseriti nella Lista rossa della IUCN. A rivelarlo è una revisione sulla biodiversità aviaria pubblicata proprio di recente sulla rivista Annual Review of Environment and Resources.

La panoramica, presentata da un team di ricercatori internazionali, mostra come il 48% delle specie di uccelli del mondo sia stato interessato da un netto calo demografico, per il 39% non sarebbero state registrati cambiamenti significativi nel numero di esemplari, mentre il 6% delle specie sarebbe in aumento. Punto interrogativo per il restante 7%, visto che non sempre tutti i Paesi del globo hanno messo a disposizione i propri dati sulla conservazione della fauna locale.

Secondo le stime del report, le popolazioni più colpite sarebbero quelle di taglia più o meno grande come gru, albatri e pappagalli poiché tali specie impiegherebbero più tempo per riprodursi. In ogni Paese al mondo vi sarebbe inoltre almeno una specie di uccelli in via d’estinzione.

Molte delle popolazioni in declino si trovano nelle aree tropicali, nelle foreste pluviali, particolarmente colpite dal disboscamento e dalle attività umane. Per queste non vi è bisogno di calcoli dettagliati per ipotizzarne un declino.

Unica voce fuori dal coro, se si guarda ai singoli Stati presi in analisi, è il Nord America dove le popolazioni di uccelli sono aumentate del 13% rispetto al 1970. Rimane tuttavia una piccolissima eccezione.

La mancanza di progressi nella conservazione degli uccelli riflette di solito una mancanza di risorse o di volontà politica, piuttosto che una mancanza di conoscenza di ciò che deve essere fatto,

come gli autori dello studio sottolineano, concludendo la loro accurata revisione.

Fonte: Annual Review of Environment and Resources,

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Laureata in Lingue, attivista e volontaria per i diritti degli animali. Amante della cucina vegetale, di vini rossi e di tutto ciò che profumi di cannella.

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