Allevamenti intensivi in Pianura Padana: il disastroso impatto in un nuovo report shock, tra liquami e gas serra

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un nuovo report di Animal Equality denuncia ancora una volta come la produzione e il consumo di carne minaccino la salute di tutti.

Dalla diffusione di ammoniaca e gas serra nell’aria allo spandimento dei liquami: un nuovo report di Animal Equality denuncia ancora una volta come la produzione e il consumo di carne minaccino la salute di tutti nessuno escluso

Allevamenti intensivi e industria zootecnica: a che punto siamo? La Cop26 appena conclusa ha definito poco o niente a proposito di un tema che, invece, ha “un contributo enorme che dovrebbe essere riconosciuto ma che di fatto non lo è”, come ci disse Lorenza Bianchi, Responsabile LAV Area Animali negli allevamenti, prima dell’apertura dei lavori di Glasgow.

In Italia, di fatto, la situazione è tutt’altro che rosea e ancora una volta sono gli animalisti di Animal Equality a mettere nero su bianco il totale disastro di un sistema produttivo intensivo, rilasciando un nuovo video che illustra l’impatto ambientale degli allevamenti intensivi e dell’industria zootecnica sulla Pianura Padana,  dalla diffusione di ammoniaca e gas serra nell’aria e dallo spandimento dei liquami.

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Le inchieste realizzate da Animal Equality in collaborazione con numerosi media all’interno degli allevamenti intensivi, oltre a denunciare le pessime condizioni di vita e i maltrattamenti a cui gli animali sono sottoposti, hanno permesso di documentare casi sempre più frequenti di cattiva gestione dei rifiuti zootecnici, in particolare di liquami.

Il video rilasciato da Animal Equality mostra immagini inedite che raccontano come l’elevata concentrazione di allevamenti intensivi nella Pianura Padana e il grande numero di animali costretti a vivere in spazi ristretti al loro interno siano causa di sofferenze per gli animali allevati e inquinamento dell’aria, costituendo anche serbatoi di malattie zoonotiche che minacciano la salute dei cittadini.

La maggiore concentrazione di inquinamento in Italia riguarda il territorio lombardo, dove fra Milano, Mantova, Brescia e Cremona si conta la metà della produzione nazionale di suini e un quarto della produzione di bovini. Come mostra un nuovo report pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente Cremona è una delle tre città con la peggiore qualità dell’aria in Europa, mentre Brescia e Pavia risultano tra le ultime dieci.

L’Italia, che si è già dimostrata inadempiente rispetto alle direttive europee, è stata sottoposta a un’ulteriore procedura di infrazione per non aver rispettato la direttiva nitrati dell’Unione europea, una problematica legata al mancato smaltimento e gestione adeguato dei liquami zootecnici. 

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Secondo i dati Arpa, la fonte principale di ammoniaca generata dal settore agricolo in Lombardia è proprio l’allevamento di animali, che rappresenta circa il 57,9% del totale delle emissioni di ammoniaca originate da questo settore economico.

Spandimento di liquami ed emissioni di ammoniaca e gas serra sono due fenomeni connessi. Secondo Greenpeace sulla base dei dati ISPRA, maggiori sono gli spandimenti di reflui zootecnici, maggiori sono le emissioni di ammoniaca, che a loro volta portano a incrementare il livello di particolato e quindi lo smog nell’aria. 

Alla COP26 il problema degli allevamenti intensivi e del loro impatto nocivo sul Pianeta è stato prevalentemente ignorato, ma è un tema che riguarda tutti. Il sostegno all’industria della carne e il suo consumo diffuso alimentano un sistema dannoso per l’ambiente e pericoloso per la salute delle persone che deve essere cambiato, conclude Alice Trombetta, direttrice di Animal Equality Italia.

A tutto ciò c’è da aggiungere i già citati reflui zootecnici, responsabili dell’acidificazione del suolo e dell’inquinamento delle acque superficiali e sotterranee, che hanno anche un grave impatto sulla qualità dell’aria all’interno degli allevamenti sulle vie respiratorie degli animali e degli operatori. 

Gli allevamenti non sono entrati nel dibattito come uno dei principali responsabili del cambiamento climatico: occasione mancata.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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