Allevamenti intensivi: il lockdown ha svelato il vero flagello dell’inquinamento della Pianura Padana

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In Pianura Padana l'ammoniaca prodotta da allevamenti intensivi potrebbe essere responsabile dell'inquinamento che non è sceso con il lockdown

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Durante il lockdown dello scorso anno ci si sarebbe aspettati, come effetto positivo, di veder scendere i livelli di Pm10 anche nella Pianura Padana ma così non è stato. Come mai? La colpa potrebbe essere di allevamenti e colture intensive. Uno studio sta indagando proprio su questo aspetto ancora troppo sottovalutato.

Inhale (Impact on humaN Health of Agriculture and Livestock Emission), un nuovo studio ancora in corso portato avanti da un team dell’università Bocconi, Rff Cmcc- European Institute on Economics and the Environment e Legambiente Lombardia, con il finanziamento di Fondazione Cariplo, sta indagando sull’inquinamento nella Pianura Padana lombarda e in particolare sulle fonti che lo generano, così da contribuire a trovare soluzioni per limitarlo.

Come ricorda l’università Bocconi, l’inquinamento atmosferico è una grande minaccia alla salute in Europa e purtroppo l’Italia è il secondo paese Ue per morti premature dovute proprio allo smog. (Leggi anche: Morire per respirare. L’Italia tra i peggiori d’Europa per inquinamento, con oltre 50mila decessi in 1 anno): 

L’agricoltura è considerata la principale fonte di PM2.5 in Europa, a causa dell’ammoniaca rilasciata dagli allevamenti e dalla lavorazione degli effluenti di allevamento associati e, in misura minore, dall’uso di fertilizzanti. Pertanto, la riduzione delle emissioni agricole ha un grande potenziale per ridurre la mortalità nella valle del Po in Lombardia.

Durante il lockdown si era sperato di veder migliorare la situazione inquinamento in Lombardia ma, anche secondo i più recenti dati del Report del progetto Life PrepAir, mentre il monossido di azoto (No9) effettivamente è sceso (-58%) nel marzo 2020 rispetto al 2016-2019, e anche il biossido di azoto (No2) con -38%, per il Pm10 non si è registrato lo stesso calo e addirittura in alcune giornate c’è stato al contrario un superamento dei limiti.

Leggi anche: Smog: in queste 11 città italiane superati i limiti di PM10. Record negativo in Lombardia

Come ha dichiarato Lara Aleluia Reis, del Rff-Cmcc e che fa parte dello studio Inhale: 

Per il Pm10 il calo non è stato così drastico (–19 e –14% rispettivamente nelle stazioni da traffico e di fondo, indicano i ricercatori di PrepAir, ndr) come per il Pm2,5. Non c’è stato, insomma, quel miglioramento della qualità dell’aria che ci aspettavamo.

Come mai? Il problema sembra essere l’ammoniaca (Nh3) dalla quale, dopo alcune reazioni chimiche, si forma il particolato secondario presente nella Pianura Padana. 

Come ha dichiarato la dottoressa Aleluia Reis:

Più del 95% delle emissioni di Nh3 derivano dall’agricoltura e dallo spandimento agricolo di liquami da zootecnia. Partendo dalla letteratura sul tema, che c’è già, utilizziamo ora metodi di data science, come machine learning ed econometria spaziale, per un nuovo studio concentrato sulla Lombardia. La pandemia di Covid-19 ci ha permesso di isolare il contributo settoriale, andiamo a fondo per capire le diverse sorgenti.

L’esperta ricorda che in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto si produce il 62% delle emissioni italiane di ammoniaca e che:

Quasi metà sono concentrate in Lombardia orientale: effetto collaterale dell’allevamento intensivo.

Ma, come già dicevamo, lo studio è ancora in corso e cercherà di scoprire, incrociando tutti i dati a disposizione, la responsabilità di ciascun settore sull’inquinamento dell’aria. I risultati dettagliati potrebbero arrivare presto, già all’inizio del 2022.

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Fonte: Università Bocconi / Il Giorno

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, consumi e benessere olistico. Laureata in lettere moderne, ha conseguito un Master in editoria

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