Un “salto” in Australia per conoscere il canguro rosso

canguro

Quando si parla di Australia non si può non pensare all’animale simbolo di questa terra lontana: il canguro.

Il canguro rosso (Macropus rufus) è il più grande marsupiale vivente sul pianeta. Vive nelle zone aride e semi-aride dell’Australia centrale, cibandosi di vari tipi di graminacee, ma adattandosi ad altri tipi di vegetazione nei periodi di maggiore siccità; beve anche poco, acquisendo l’acqua necessaria per la sua sopravvivenza principalmente dalle piante di cui si nutre, e questo (oltre alla capacità di concentrare molto le urine) gli permette di vivere in ambienti anche così poco favorevoli evitando la disidratazione.

È un animale che praticamente tutti conoscono proprio per alcune sue caratteristiche che lo identificano. Uno fra tutti è questo suo modo di spostarsi, a balzi che superano il metro di altezza ed una lunghezza che può raggiungere gli otto metri; questo grazie agli arti posteriori, grandi e robusti (dal quale deriva il suo nome, “grande piede”) e che non possono muoversi indipendentemente l’uno dall’altro, ed a una coda altrettanto lunga e muscolosa che bilancia il corpo dell’animale durante i salti. La coda funge inoltre da appoggio quando il canguro si riposa o quando “fa a boxe” durante le lotte. Le zampe anteriori invece sono poco sviluppate e terminano con cinque dita che vengono utilizzate per afferrare il cibo o nei combattimenti tra maschi (nel piede manca invece il primo dito, il secondo e terzo sono uniti tra loro per sindattilia ed il quarto è il più forte e sviluppato).

Altri aspetti curiosi di questo animale:

– proprio grazie a questa sua andatura a balzi che gli permette di coprire lunghe distanze con un solo salto, riesce a raggiungere una velocità di circa 60 km/h;

– presenta uno spiccato dimorfismo sessuale dato principalmente dalle dimensioni del corpo (il maschio può pesare anche 90/100 chili, raggiungere l’altezza di un uomo o anche superarla, con una coda di 100-120 cm; la femmina pesa invece sui 60-70 chili, la lunghezza del corpo è di 85-105 cm e quella della coda 65-85 cm) e dal colore del pelo che nei maschi è rossastro mentre nelle femmine è grigio con riflessi metallici al sole (ed è per questo che queste ultime vengono chiamate “blue flyers”, volatrici azzurre)

ma soprattutto…

– una modalità di riproduzione tipica dei marsupiali (ordine al quale appartiene appunto anche il canguro): è dotato di una tasca addominale (appunto “marsupio”) che funge da incubatrice; infatti la prole del canguro nasce dopo 4-5 settimane di gestazione ad uno stadio molto precoce di sviluppo (quando viene alla luce pesa circa 2 grammi), dopo di che percorre da solo il tragitto lungo il corpo della madre verso il marsupio, e qui rimarrà attaccato alla mammella per almeno due mesi; solo più tardi comincerà ad affacciarsi dal marsupio, dove rimarrà comunque per diversi mesi ancora. Ma interessante è il fenomeno della “diapausa“: subito dopo il parto la femmina ha la possibilità di concepire subito un altro piccolo (si verifica sempre un estro post-parto), ma il nuovo uovo fecondato non si sviluppa oltre lo stadio di blastocisti, rimanendo quiescente all’interno dell’utero; il tutto dura fino a quando il nuovo nato non lascia il marsupio o, nella peggiore delle ipotesi, muore: da quel momento la blastocisti ricomincerà a svilupparsi. La diapausa è influenzata dalla lattazione. Naturalmente tutto questo ha un suo fine: permette l’immediata sostituzione dei piccoli morti prematuramente e di avere un maggior numero di giovani quando le condizioni ambientali sono favorevoli; partorisce infatti un solo cucciolo alla volta.

Madre Natura ha sempre un modo magnifico e unico per garantire la sopravvivenza alle sue creature, ma quello che mi affascina di più (e non smetterò mai di ripeterlo) è come il tutto avviene , attraverso dei meccanismi che appunto solo la Natura è in grado di “progettare”.

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