Spiagge francesi invase da pericolosi pellet di plastica: “è un incubo ambientale”

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È allarme invasione di nurdles sulle spiagge della regione francese della Bretagna. Decine di migliaia di palline di plastica stanno minacciando l'ecosistema marino e trovare una soluzione al problema è davvero difficile

Sono tanto piccole quanto insidiose per l’ambiente: le minuscole palline di plastica che da tempo invadono le spiagge francesi non smettono di preoccupare cittadini e autorità. Questa situazione sta interessando in modo particolare le coste della Bretagna dallo scorso dicembre, ma non è affatto la prima volta che sui litorali del Paese – ma anche di altri come la Spagna e la Gran Bretagna – viene notata la presenza di pellet, alla cui origine non è facile risalire.

Ciò che è certo è che si tratta di un “incubo ambientale”: così ha definito il  fenomeno il ministro per la Transizione ecologica Christophe Béch, riferendosi al ritrovamento di quelli che sono conosciuti come nurdles o mermaid tears sulle spiagge dei dipartimenti del Finistère, della Vandea e della Loire-Atlantique.

Leggi anche: Sai cosa sono i nurdles? Sono piccoli come una lenticchia, ma pericolosissimi per la salute e gli ecosistemi

Allarmati dalla loro presenza, alcuni attivisti della Ong Surfrider Foundation Europe – che si occupa di salvaguardia delle coste – hanno organizzato una campagna di pulizia la scorsa settimana per raccogliere le piccolissime palline di plastica, che hanno la dimesione di una lenticchia e che spesso finiscono per essere ingerite da pesci e tartarughe marine.

Le palline si sono mescolate con l’acqua e la sabbia ma lo scorso fine settimana, a Pornic, lo scenario era impressionante” commenta Jean-François Grandsart, referente di Surfrider, che ha lanciato la protesta. – Questo inquinamento è di una portata senza precedenti nel dipartimento.

Nurdles: una minaccia sottovalutata per l’ambiente

Il primo cittadino di Pornic, Jean-Michel Brard, ha fatto sapere di aver presentato una denuncia legale insieme ad altri due sindaci delle località balneari coinvolte dall’invasione del pellet. Ma da dove arrivano queste minuscole particelle? Difficile dirlo con certezza. È molto probabile che siano state disperse da ritiene che provengano dalle navi portacontainer.

Potrebbe benissimo darsi che uno o più container si siano persi nell’Atlantico settentrionale e il loro carico stia finendo sulle spiagge vicine oppure potrebbero provenire da container già smarriti da tempo – ipotizza Cristina Barreau, responsabile per lo studio delle microplastiche nell’associazone Surfrider. – Potrebbe trattarsi anche di un incidente industriale mal gestito che ha portato alla dispersione del pellet nell’ambiente.

Gli incidenti che provocano la fuoriuscita di questi materiali altamente inquinanti sono più frequenti di quel che si immagina. Sicuramente ricorderete la vicenda (risalente al 2021) della nave da carico X-Press Pearl, che trasportava combustibile e nurdles e che prese fuoco al largo delle coste srilankesi, disperdendo gran parte del suo carico in mare.

I nurdles rappresentano un’enorme minaccia che viene ancora sottovalutata. Secondo una recente indagine condotta dalla ONG Plastic Soup Foundation, annualmente circa 23 miliardi di questi piccoli pezzetti di plastica finiscono dispersi nell’ambiente soltanto nel territorio dell’Unione Europea.

Nonostante le drammatiche conseguenze che provocano, ancora oggi le aziende che trasportano i nurdles non sono obbligati a rispettare delle procedure per evitare disastri ambientali in quanto l’Organizzazione marittima internazionale non ha ancora provveduto a classificare questo materiale come sostanza pericolosa.

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Fonte: Ong Surfrider Foundation Europe

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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