Le aree marine protette italiane sono troppo poche e sottodimensionate (e ora rischiamo procedure di infrazione dall’UE)

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Le Aree Marine Protette (AMP) sono essenziali per il recupero e la protezione della biodiversità degli oceani grazie alla loro funzione per la protezione degli habitat, delle specie e delle funzioni ecologiche. Le prime aree marine protette furono istituite all’inizio del XX secolo e dagli anni 2000 il numero delle AMP è cresciuto rapidamente. Oggi sono il principale strumento per la conservazione della biodiversità e la gestione delle risorse naturali. Ma non basta. L'appello delle Associazioni

Salvare l’ecosistema marino è di fondamentale importanza non solo per salvaguardare la biodiversità del nostro pianeta, ma anche perché questo avrebbe il potere di alleggerire l’impatto dei cambiamenti climatici. Ma come si fa? Servono più aree marine protette, ma soprattutto, reti che interconnettano gli ambienti marini per difenderli davvero, anche tra Paesi diversi.

È quanto emerge dall’incontro “Valore Natura”, organizzato da Marevivo e WWF ora in corso a Roma e che ha lo scopo proprio di focalizzarsi sui temi riguardanti il ruolo delle Aree Protette.

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Il nodo principale? Non tutti sanno che il nostro Paese ha l’obbligo di porre sotto tutela almeno il 30% della superficie terrestre e marina entro il 2030.

Perché le aree marine protette sono fondamentali?

Perché svolgono una serie di funzioni vitali:

  • conservano la biodiversità e forniscono rifugi per specie minacciate o sovrasfruttate dalla pesca
  • permettono di proteggere habitat critici, forniscono aree in cui i pesci possono riprodursi e crescere fino  alla loro dimensione adulta
  • consentono di rigenerare gli stock ittici nei siti di pesca circostanti
  • aumentano la resilienza degli ecosistemi nei confronti dei cambiamenti climatici
  • aiutano a mantenere culture, economie e mezzi di sussistenza locali legati all’ambiente marino
  • aiutano a promuovere uno sviluppo economico e sociale sostenibile.

In base alla Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), i Paesi del Mediterraneo si sono impegnati a proteggere efficacemente il 10% delle loro acque marine e costiere entro il 2020, ma pochi di essi hanno raggiunto tale obiettivo.

A livello mondiale, le 25 più grandi aree marine protette tutelano circa il 70% dell’intera superficie marina protetta del Pianeta e di contro la maggior parte delle AMP sono molto piccole: circa il 66% di esse sono più piccole di 10 kmq.

La situazione in Italia

Le aree marine protette attualmente istituite in Italia sono 29 oltre a 2 parchi sommersi e, nel complesso, tutelano circa 228mila ettari di mare.

Tuttavia, la percentuale di acque territoriali protette in modo efficace in Italia è molto lontana da quella prefissata al 2020 e ancor più al 2030 dalle normative comunitarie ed internazionali. Considerando che al 2021 le aree marine appartenenti alla Rete Natura 2000 ricoprivano solo il 13,4% delle acque territoriali italiane e l’Italia non ha una percentuale sufficiente di aree a protezione integrale (solo lo 0,01% delle acque territoriali italiane risulta effettivamente protetto), risulta ancora più difficile raggiungere gli obiettivi entro il 2030 ma soprattutto attuare le direttive europee in materia di protezione dell’ambiente marino.

L’Obiettivo 14 dell’Agenda 2030, infatti, “La vita sott’acqua”, richiama l’impegno a ridurre l’impatto delle attività umane proprio sui mari e a conservare e ripristinare gli ecosistemi oceanici: per esempio istituendo più aree marine e costiere protette o incoraggiando forme di pesca, di allevamento ittico e di turismo più sostenibili.

Se non andremo in questa direzione, ci aspettarenno gravi sanzioni europee. Ci scommettiamo che al 2030 saremo al punto di partenza?

Il sistema Aree Marine Protette ha evidenziato – dicono le Associazioni – evidenti limiti di gestione ed è per questo che viene richiesto coraggio per immaginare anche nuove forme di governance sia come coordinamento ed omogeneità dei criteri di gestione sia come istituzione di veri e propri Parchi Marini per le realtà più estese.

Le stesse Associazioni hanno presentato una serie di punti ritenuti essenziali per rafforzare la tutela del mare, come l’adozione di criteri di valutazione che permettano di misurare l’efficacia di gestione di ogni singola area marina protette e l’estensione delle superfici protette attraverso riperimetrazioni, nuove istituzioni anche off shore e l’annessione ai parchi costieri di aree a mare. Il tutto per scongiurare anche e soprattuto la perdita di biodiversità. È giunta l’ora di ascoltare chi del mare ha profonda conoscenza.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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