Cos’è la COP15 che sta per iniziare e perché è così importante per il Pianeta e la biodiversità (anche se nessuno ne parla)

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Dal 7 al 19 dicembre 2022 a Montreal, in Canada, i Governi di tutto il mondo si riuniranno per concordare una nuova serie di obiettivi volti a guidare l’azione globale fino al 2030 per arrestare e invertire la perdita di biodiversità. È la COP15 che ruota attorno a un unico pilastro fondamentale: senza biodiversità l’umanità è spacciata e ne uscirà il Quadro globale per la biodiversità post-2020. Cos’è?

A pochi giorni dalla fine della COP27, comincia il conto alla rovescia per la 15esima Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (la CBD COP15), in cui capi di Stato e di Governo faranno il punto sullo stato di salute dei nostri ecosistemi.

Ricchi di biodiversità, infatti, sono proprio gli ecosistemi a sostenere la vita sulla Terra fornendo aria, acqua e altri elementi essenziali. Dalle foreste ai terreni agricoli agli oceani, gli ecosistemi del Pianeta sono la base di tutte le nostre risorse.

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Eppure, la biodiversità stessa viene degradata a ritmi catastrofici giorno dopo giorno. Secondo l’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services ), il 75% della superficie terrestre e il 66% dei suoi oceani sono stati alterati dall’attività umana e molte realtà ecosistemiche essenziali si stanno erodendo. Il tasso di cambiamento globale della natura negli ultimi 50 anni non ha precedenti nella storia umana e la perdita della natura ha conseguenze di vasta portata.

Gli ecosistemi danneggiati aggravano il cambiamento climatico rilasciando carbonio invece di immagazzinarlo, mentre lo sviluppo dilagante sta mettendo gli animali e gli esseri umani a stretto contatto, aumentando il rischio di diffusione di malattie come il COVID-19 (secondo l’UNEP circa il 60% delle infezioni umane ha origine animale).

La Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità di quest’anno è un’opportunità per raggiungere un accordo storico per guidare le azioni globali fino al 2030 e per raggiungere un mondo positivo per la natura, un mondo in cui la società arresti e inverta la perdita di biodiversità. Il mondo deve compiere passi concreti per spostare i nostri modelli di consumo e produzione insostenibili verso modelli che consentano alle persone e al pianeta di prosperare, ha dichiarato Doreen Robinson, responsabile della biodiversità e del territorio dell’UNEP.

Per affrontare questi problemi, insomma, i leader di tutto il mondo si riuniranno a Montreal per la Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità. Saranno pronti a concordare nuovi obiettivi per la natura?

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Cos’è la COP15

Si tratta della Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica (Cbd) e dei suoi 2 protocolli sussidiari (il Protocollo di Cartagena e il Protocollo di Nagoya), più nota (anche se se ne parla davvero molto poco) come COP15.

A Montreal dovrà essere adottato il Quadro globale per la biodiversità post-2020, una serie di impegni con cui i Paesi dovranno rispettare, individualmente e collettivamente, per mettere l’umanità sulla strada per raggiungere l’obiettivo di “vivere in armonia con la natura” entro il 2050.

La bozza di accordo su cui si concentrerà il dibattito parla di 4 obiettivi da raggiungere entro il 2050 e che si concentrano su:

  • conservazione
  • uso sostenibile delle risorse
  • condivisione equa dei benefici derivanti dalla natura
  • capacità tecniche e finanziarie

A questi punti si aggiungono 22 target da centrare entro il 2030 e che si basano su obiettivi più mirati come l’espansione delle aree protette e la riduzione dell’inquinamento. Cosa vuol dire? Che non potremo mai risolvere i problemi di uguaglianza, povertà e accesso alle risorse se prima non si fa di tutto per ripristinare la salute della biosfera. Per fare ciò, dovremo arrivare a una perdita netta pari a zero a partire dal 2020, e invertire la curva che indica la perdita di biodiversità entro il 2030 rispetto al 2020.

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Fonte: UNEP

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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