L’inquinamento atmosferico offusca la mente: l’effetto collaterale colpisce soprattutto i più giovani

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L’inquinamento atmosferico danneggia il cervello, soprattutto dei più giovani. E non solo l’esposizione cronica, anche quella a breve termine

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L’inquinamento atmosferico danneggia il cervello, soprattutto dei più giovani. E non solo l’esposizione cronica, anche quella a breve termine, influenzando negativamente sulle prestazioni della nostra mente e della nostra capacità lavorativa. Lo dimostrerebbe uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Università del Queensland (Australia) e della Carnegie Mellon University (Usa).

Un problema enorme, che continuiamo a sottovalutare (o comunque a trascurare): non il primo studio, tra l’altro, ma che ora punta anche sulla funzione cognitiva negli adulti in età lavorativa, segnalando come, se inquiniamo in modo della produzione, in realtà la stiamo danneggiando (oltre a distruggere il Pianeta). Non molto intelligente come strategia, diremmo noi.

E il problema sta sempre lì, nel particolato atmosferico, che causerebbe un invecchiamento celebrale sugli under 30 corrispondente a 15 anni.

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La nostra ricerca ha utilizzato i dati dei giochi di allenamento del cervello Lumosity per studiare l’impatto dell’inquinamento atmosferico sugli adulti che vivono negli Stati Uniti – spiega Andrea La Nauze, prima autrice del lavoro –  […] Abbiamo scoperto che l’esposizione a livelli moderatamente alti di particolato fine (PM2,5) ha causato un calo di quasi sei punti su una scala di 100 punti, dove 100 rappresenta il punteggio dell’uno per cento migliore dei performer cognitivi

I PM2,5 sono minuscole particelle di dimensioni pari o inferiori a 2,5 micron che, se inalato, può penetrare nei polmoni, entrare nel flusso sanguigno e causare seri problemi di salute, tra cui malattie cardiache e problemi respiratori.

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E ora scopriamo che questo inquinante danneggia anche la nostra mente.

Le funzioni cognitive sono abilità che usiamo per elaborare, archiviare e utilizzare le informazioni: sono fondamentali per attività che vanno dalla preparazione di una tazza di tè all’autoregolazione – – continua La Nauze –  Gli economisti stanno appena iniziando a studiarle, ma recenti ricerche suggeriscono che i cambiamenti nella funzione cognitiva influiscono sulla produttività della forza lavoro

E, cosa ancora più preoccupante, tali effetti sarebbero maggiori per le persone sotto i 50 anni, ovvero quelle in età lavorativa ottimale, con problemi sempre più pesanti in età ancora inferiore.

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©Università del Queensland

Lo studio ha rilevato in particolare che gli effetti maggiori si verificano sulla memoria, il che significa che le occupazioni che si basano maggiormente su questa funzione sono probabilmente le più colpite.

Riteniamo che la nostra ricerca abbia implicazioni reali per l’adulto australiano in età lavorativa media – conclude la ricercatrice – in particolare perché gli incendi boschivi diventano più frequenti e contribuiscono ai livelli di inquinamento atmosferico – La crisi degli incendi boschivi del 2019-2020 ha sottoposto milioni di australiani al peggior inquinamento atmosferico del mondo

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Un’altra tegola pendente si aggiunge agli effetti del disastro che fu sotto gli occhi di tutto il mondo.

Lo studio è stato pubblicato come working paper del National Bureau of Economic Research.

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Fonti: Università del Queensland / National Bureau of Economic Research

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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