In difesa del diritto di criticare il Jova Beach Party: la difesa dell’ambiente non è una moda

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No, chi si schiera contro il Jova Beach Party non lo fa affatto per moda o per accanirsi contro l'artista. La tutela dell'ambiente è un diritto sacrosanto, da rivendicare a gran voce e non abbiamo alcuna intenzione di gettare la spugna, visto che l'evento musicale rappresenta un precedente molto pericoloso per i nostri ecosistemi (già fin troppo fragili)

Non si ferma la pioggia di polemiche nei confronti del Jova Beach Party. Il mega evento musicale è finito di recente anche sotto la lente della Procura di Lucca per ipotesi di danno ambientale, in vista dei concerti del 2 e 3 settembre in programma a Viareggio.

Eppure, c’è chi continua a dire che coloro che criticano il tour di Jovanotti lo fanno semplicemente per moda.

Perché la difesa di Facchinetti è fuorviante e controproducente

Fra i personaggi pubblice che si sono lanciati nella difesa del Jova Beach Party, il conduttore televisivo e dj Francesco Facchinetti, che è intervenuto sulla vicenda attraverso un video diffuso su TikTok.

@frafacchinetti

Tutto questo mentre l’Italia si autodistrugge…

♬ suono originale – Francesco Facchinetti

Ho letto cose pesantissime.  Non mi voglio rivolgere all’1% delle persone che hanno criticato Jovanotti che sono attivisti, ambientalisti, quelli che ci credono da anni e si battono per l’ambiente da anni. – ha dichiarato – Mi voglio rivolgere al rimanente 99%, a quelle persone che si sono messe a criticare Jovanotti solamente per moda. Perché oggi funziona così, nel 2022, si parte con una shitstorm senza sapere neanche di cosa si stia parlando, ma solo perché è un trend.

Facchinetti non si è limitato a questo e a un certo punto nel calderone ha buttato dentro una serie di tematiche, che nulla hanno a che fare con i danni ambientali causati dal Jova Beach Party.

Voi negli ultimi vent’anni, mentre l’Italia sbagliava qualsiasi politica energetica e qualsiasi politica che riguardava l’ambiente, dove eravate? Mentre l’Italia si trasformava in un Paese non autosufficiente, energicamente parlando, voi dove eravate? – ha proseguito – Lo sapete che dopo la guerra in Ucraina abbiamo dovuto riaccendere le centrali a carbone in Italia? Nel 2022 le centrali a carbone perché siamo delle capre, perché abbiamo reso questo Paese un Paese non autosufficiente. Dove eravate mentre spegnevano tutte le centrali atomiche in Italia, mentre siamo circondati da centrali atomiche?

Perfino in Svizzera sono pieni di centrali atomiche. Dove eravate mentre si bloccavano i trivellamenti nell’Adriatico perché inquinavamo il nostro mare, e poi a sette metri dal confine italiano, dai Balcani, trivellavano e rubavano e rubano ancora oggi il nostro petrolio. Dove eravate? Ah sì, ecco dove eravate, a votare lo schieramento politico che poi ha attivato il bonus facciata, il 110, per rendere le case dei nostri italiani delle case ecosostenibili. Peccato che sono state attivate queste cose nella maniera più sbagliata possibile e le persone, non tutti, hanno frodato ben 4 miliardi di euro al nostro Stato. Forse eravate lì a votare questo schieramento politico.

Un’accozzaglia di argomenti, trattati con superficialità e un’evidente scarsa dimestichezza (e non lo diciamo solo noi).

Infine, Facchinetti conclude lanciando un appello ai suoi follower:

Prima di parlare e agire, pensate. Se proprio siete così ambientalisti, invece di prendervela con Jovanotti andatevela a prendere con le politiche che hanno reso il nostro Paese un Paese energeticamente non autosufficiente. Mi piacerebbe vedere la stessa foga, la stessa violenza, le stesse parole che avete utilizzato contro Jovanotti, su cose invece serie.

Il suo discorso è un concentrato di disinformazione e imprecisioni tecniche. A sottolinearlo anche Enzo Di Salvatore, docente di Diritto costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo e co-fondatore del coordinamento nazionale No Triv, movimento che dal 2012 si batte contro lo sfruttamento delle fonti fossili nel nostro Paese.

“Trivellamenti” a parte, quando e come i croati avrebbero “rubato” il “nostro” petrolio? Ce lo spiegassero Facchinetti e le migliaia di Followers che – pollice in su – gli danno ragione. – commenta Di Salvatore su Facebook – La ricerca e l’estrazione di gas e petrolio in mare restano disciplinati, oltreché dal diritto statale, anche dal diritto internazionale e, per quanto riguarda il rilascio dei titoli, persino dal diritto dell’Unione europea. E non certo da ieri.

Esiste il mare territoriale (e su questo l’Italia fa ciò che vuole: tant’è che il divieto di cercare ed estrarre riguarda solo le 12 miglia marine); esiste la piattaforma continentale; ed esistono specifici accordi con la Croazia, risalenti al 1968 (stretti al tempo con la ex Jugoslavia) e al 2005. Si tranquillizzi, pertanto, Facchinetti; e magari evitasse di fare figuracce: nessuno ha mai “rubato” o può “rubare” all’Italia alcunché.

La difesa dell’ambiente è un diritto sacrosanto e noi lo rivendichiamo

Caro Francesco Facchinetti, il tuo diritto di difendere Jovanotti è sacrosanto, ma sarebbe stato meglio evitare di parlare di argomenti che evidentemente ignori. E allo stesso modo a noi e al resto dei cittadini e associazioni dovrebbe essere concesso il diritto di difendere l’ambiente.

E no, non si tratta di semplice moda. Esistono associazioni, movimenti e volontari che fanno della tutela degli ecosistemi una battaglia giornaliera, scontrandosi con l’inciviltà e l’indifferenza delle istituzioni.

I costi ambientali e sociali del Jova Beach Party

Chi pensa che criticare un evento come il Jova Beach Party significa avercela direttamente con Jovanotti probabilmente non ha compreso il punto delle polemiche. Se il tour musicale si è rivelato un boomerang, un motivo ci sarà. Il problema è stato aver spacciato un evento che non ha nulla di sostenibile per un’iniziativa ecofriendly.

Jova Beach Party è il primo grande evento itinerante al mondo che parla di ambiente. – si legge sul sito dedicato al tour – È infatti prodotto e organizzato con la massima attenzione possibile per gli aspetti legati alla sostenibilità, grazie al lavoro di Trident Music ma, soprattutto, grazie alla profonda convinzione del suo ideatore.

L’obiettivo è di lasciare il segno senza lasciare segni attraverso un lavoro massiccio di tutela dell’ambiente sviluppato con la collaborazione di diversi partner su ciascun segmento del lavoro. Il Jova Beach vuole porsi come un’importante occasione per riflettere con la massima attenzione sull’ambiente che ci circonda, sottolineando quanto sia importante amare il Pianeta ed educando a un uso (riuso e riciclo) consapevole dei materiali.

Ma come può essere definito sostenibile un evento che si svolge in aree in cui vivono anche specie selvatiche a rischio, fra cui l’iconico fratino? Tra l’altro per ogni tappa viene costruito una sorta di villaggio dalle dimensioni di tre campi da calcio, che può arrivare a ospitare fino a 60.000 persone.

Le nostre spiagge ospitano sistemi dunali da proteggere e non sono affatto luoghi adatti all’allestimento di concerti ed eventi simili, come evidenziato dagli attivisti di associazioni come la LIPU e Legambiente. Il Jova Beach Party rappresenta un precedente pericolosissimo, le cui conseguenze ambientali non possono essere ignorate.

Il tour di Jovanotti non ha soltanto dei costi non indifferenti per gli ecosistemi, ma anche a livello sociale. Proprio su questo punto si è concentrata un’interessante inchiesta condotta dalla giornalista freelance Sarah Gainsforth e pubblicata sul settimanale L’Essenziale.

I concerti di Jovanotti si svolgono su suolo pubblico. Le spiagge scelte dagli organizzatori sono parte del demanio marittimo statale su cui hanno competenza i comuni, che possono rilasciare concessioni come quelle balneari. Quelle concesse per il Jova Beach Party sono temporanee, e costano pochissimo: per la prima tappa del tour a Lignano Sabbiadoro la Fvg Live srl, che l’ha organizzata, ha pagato al comune 3.260 euro. – spiega Gainsforth – A Barletta la Trident ha pagato 2.698 euro. Sono cifre molto inferiori a quelle richieste per l’affitto degli stadi che normalmente ospitano i grandi eventi. Affittare lo stadio Diego Armando Maradona di Napoli per un concerto nel 2019 (all’epoca si chiamava stadio San Paolo) costava il 10 per cento dell’incasso, “con un minimo garantito di 50mila euro”.

I costi per la pulizia delle spiagge sono a carico dell’organizzazione del Jova Beach Party, ma sono una cifra molto piccola rispetto alle spese necessarie per allestire le aree, che invece sono tutte a carico delle amministrazioni comunali e regionali.

Per lo sbancamento delle dune e la copertura di fossi, e poi per il loro ripristino, il comune di Fermo ha stanziato 5mila euro, e poi 1.500 euro per barriere in cemento, 4mila euro per lavori in aree parcheggio, 2.690 euro per lo smontaggio e il rimontaggio di un’area giochi. Inoltre il sindaco ha dichiarato di aver stanziato 20mila euro per coprire gli straordinari del personale.

Il problema principale è che l’organizzazione del tour di Jovanotti richiede un lavoro incredibile da parte delle amministrazioni comunali e prevede la mobilitazione di prefetture, polizia locale, Protezione civile, associazioni di volontariato e la croce verde e spesso molti dei costi non sono neanche tracciati e in diversi casi sono saltate le norme ambientali.

Ma non finisce qui. Questo evento ha un impatto molto pesante anche sui residenti delle località interessate. Per fare un esempio il comune di Roccella Jonica è diventato “zona rossa” ben prima della data del concerto, mentre a Vasto marina ai residenti è stato concesso di circolare soltanto con un pass rilasciato dal comune.

Se vogliamo guardare con ingenuità (e un pizzico di ipocrisia) al tour di Jovanotti, potremmo dire che è un evento che porta una ventata di festa e allegria. Ma noi preferiamo di gran lunga l’onestà e dire le cose come stanno: all’ambiente tutto ciò non Jova. Siete arrivati a leggere fin qui? Ora chiamateci ancora econazisti o modaioli, come preferite…

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Fonti: Francesco Facchinetti (Twitter)/Enzo Di Salvatore (Facebook)/L’Essenziale

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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