“Il Jova Beach Party è un precedente pericolosissimo”: l’appello della Lipu per fermare i mega concerti in spiaggia (e salvare il fratino)

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La spiaggia è il punto in cui la terra incontra il mare e segna il confine tra due ambienti naturali straordinari, veri e propri scrigni di biodiversità. Luoghi sempre più minacciati dall’uomo. Cosa significa? Che organizzare degli eventi ad hoc proprio qui è una sfida che quella biodiversità non è in grado di vincere. Da Alessandro Polinori, vicepresidente LIPU, l’appello a Jovanotti affinché ripensi al Jova Beach Party

Ha un indiscutibile impatto sull’ambiente, non è possibile che non lo abbia. Così il vicepresidente della Lipu, Alessandro Polinori, arriva dritto al punto: non condanno il concerto in sé, ma i posti in cui si è scelto di farli.

Perché organizzare un evento delle dimensioni del Jova Beach Party sulle spiagge, dai tir al palco alla mole di persone che richiama, in realtà vuol dire mettere a rischio la vita di migliaia di animali, minacciando in primo luogo i nidi del fratino, una specie di uccello già in via di estinzione.

Una riflessione sull’opportunità di delocalizzare simili eventi per salvaguardare gli equilibri di quello che rimane di ogni nostro prezioso habitat costiero, insomma, va fatta. Perché no, non vale più un concerto di un fratino.

Entrambi valgono, ma facciamo vivere in pace il fratino nel suo ambiente. Sono entrambi importanti per diverse ragioni – ci chiarisce Polinori – ma se si fa il concerto su spiagge che sono habitat del fratino, beh allora il discorso cambia. Il nostro è uno dei Paesi con il maggior indice di antropizzazione, per cui mi aspetto una maggiore attenzione e soprattutto che magari quel concerto venga organizzato in un parco o in un’arena o in uno spazio in cui non si vadano a intaccare gli habitat naturali.

Che differenza ci sarebbe?

Nel mondo ci sono milioni di esseri viventi e ce n’è solo uno che punta a occupare tutti gli spazi vitali, l’uomo. L’Italia ne è un esempio lampante con il suo altissimo tasso di densità abitativa. I concerti sono cose meravigliose, però facciamoli negli spazi preposti. Ci sono pochissimi ormai luoghi di biodiversità, perché occupare anche quelli? Ogni città, media o piccola, ha un luogo che può essere dedicato a eventi simili e tutte le strutture necessarie.

Noi non siamo contro i concerti, ma questo tipo di attività non può andare a discapito dei pochi spazi di biodiversità.

Il fratino vive lungo le nostre coste, la Caretta caretta le sta sempre più colonizzando: sono arrivare a Jesolo, in Toscana, nel Lazio, in Campania. Perché dover creare una scelta? O il concerto o il fratino? Purtroppo il fratino non può scegliere di vivere da un’altra parte, ma il concerto possiamo scegliere di spostarlo altrove.

Questa è una battaglia che avevate combattuto anche in occasione dei concerti del 2019, cosa ci avete ricavato?

Sì, la battaglia non ha avuto il feedback che auspicavamo e c’è stato solo qualche cambiamento di data. Quello che voglio precisare è che questo appello non lo facciamo oggi. Noi lo diciamo da tre anni e abbiamo fatto un richiamo analogo già a novembre 2021 come LIPU, quindi mesi e mesi prima che la macchina organizzativa partisse.

Da un lato abbiamo la preoccupazione che venga creato un precedente e lanciata la “moda” di fare queste attività in luoghi che invece vanno fruiti in punta di piedi. Non diciamo di chiuderli perché il fratino o la caretta caretta vivono accanto alle persone, ma un conto sono decine o centinaia che frequentano una spiaggia in un certo modo e un conto 30/40mila per due o tre serate di seguito, le ruspe e tutta una serie di attività di grandissimo impatto.

Noi continuiamo a lanciare l’appello a Jovanotti di ripensarci e di dare un segnale di attenzione,

Viviamo tra l’altro un periodo di grossa emergenza…

La siccità, gli incendi. La biodiversità è già sottoposta a uno stress incredibile, non aggiungiamo qualcosa in più per favore.

Magari approfittiamo di un tour di questo tipo per dare un senso di attenzione. Il nostro timore, al di là dell’evento specifico in una data specifica, è che poi domani si cominceranno a fare magari concerti in alta montagna o altre spiagge. Oggi è Jovanotti, ma domani sarà un altro mega evento: questi pochi spazi di naturalità in Italia sono sempre più rari e se li utilizziamo per iniziative fortemente impattanti c’è qualcosa che non va bene.

È il caso, insomma, di cominciare a considerare certi luoghi piuttosto come Santuari inavvicinabili?

Ma neanche. Quella della biodiversità deve essere un valore aggiunto. Il fratino, per esempio, può essere un attrattore per birdwatcher o fotografi. Non vogliamo creare dei Santuari dove non può entrare nessuno. Basta avere delle regole di fruizione che consentano di utilizzare quegli spazi con un minimo di attenzione.

Ci sono talmente tanti problemi che attanagliano la nostra biodiversità che aggiungere eventi che potrebbero essere realizzati benissimo in strutture già preposte è qualcosa che dovrebbe istillare un elemento di riflessione.

Viva la musica, ma non facciamola a discapito della natura!

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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