Le scorte di gas in Europa erano ai minimi da almeno 10 anni già prima della guerra in Ucraina (e non abbiamo fatto nulla)

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A settembre 2021, quindi prima della guerra tra Russia e Ucraina, le scorte di gas erano ai minimi da almeno 10 anni. Un’indagine di Reuters oggi fa particolarmente pensare e sperare almeno nel “senno di poi”

I livelli di stoccaggio del gas in Europa sono ai minimi da almeno 10 anni prima della cruciale stagione di riscaldamento invernale, aggravando il rischio di ulteriori picchi di prezzo da livelli già record. No, non è un’affermazione di pochi giorni fa: lo riportava un’indagine di Reuters di settembre 2021, quindi prima della guerra in Ucraina con la quale le cose potevano solo peggiorare.

I dati mostravano come mettendo insieme le scorte di Paesi Ue e Gran Bretagna insieme, i siti di stoccaggio risultassero pieni per circa il 72%, rispetto al 94% dello stesso periodo del 2020 e della media negli ultimi 10 anni pari all’85% (dati dell’Aggregated Gas Storage Inventory)

Lo stoccaggio del gas viene utilizzato come riserva nei momenti di forte domanda e di offerta ridotta. I bassi livelli erano già motivo di preoccupazione, in quanto si doveva ancora affrontare la maggiore richiesta tipica del periodo invernale (dall’1 ottobre alla fine di marzo). E le tensioni sul fronte in orientale iniziavano già a diventare più pressanti.

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Prevediamo che le scorte europee saranno circa il 78% del normale dal 1 ottobre – riferiva a Reuters  Russell Hardy, amministratore delegato della società di commercio di energia Vitol – quando raggiungeremo la stagione invernale e che la perdita di scorte sconvolgerà il mercato

Ma perché tutto questo?

Secondo James Huckstepp, manager presso la Platts European Gas Analytics Service, lo stoccaggio di gas stato svuotato il precedente inverno a causa della forte domanda, esacerbata dalla produzione di energie rinnovabili relativamente debole e dalla forte domanda di energia.

La domanda di elettricità e gas è stata forte anche in Asia, il che ha allontanato il gas liquefatto (GNL) dell’Europa – aveva aggiunto l’esperto – Ciò si è combinato con una crisi dell’offerta globale e iniezioni limitate quest’estate, determinando scorte ai minimi record alle porte della stagione del riscaldamento

Come nella legge base del mercato, aumenta la domanda, aumenta il prezzo. Vale anche per il gas, che ha visto picchi mai visti già prima dell’invasione della Russia in Ucraina.

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E cosa si è fatto per ovviare?

Oseremmo dire nulla, o almeno nulla di quello che avremmo dovuto fare comunque, ovvero potenziamento delle rinnovabili tuttora fondamentalmente al palo. Tuttora l’Europa è fondamentalmente dipendente dalla Russia per le fonti di energia fossile, che restano le principali.

L’Italia, in particolare, importa il 77% del proprio fabbisogno nazionale di energia e la Russia è il suo principale fornitore. Purtroppo di fonti fossili (gas e petrolio): il nostro Paese presenta infatti un maggiore consumo di gas rispetto alla media europea, che si attesta al 39%, con il petrolio, che, pur essendo ora al secondo posto, rappresenta comunque il 35% di produzione.

Un’eventuale stop alle forniture russe innescherebbe quindi una crisi energetica ai limiti del catastrofico.

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Si muove qualcosa?

A livello europeo la Commissione UE ha istituito con gli Stati membri una piattaforma per l’acquisto comune di gas, GNL e idrogeno, che dovrebbe funzionare con un meccanismo di coordinamento volontario, che riunirà la Commissione e gli Stati membri, sostenendo l’acquisto di gas e idrogeno per l’UE (attualmente l’approvvigionamento avviene con il system of marginal price, di fatto un’asta).

La piattaforma contribuirà a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, in particolare per il riempimento degli impianti di stoccaggio del gas in tempo per il prossimo inverno, in linea con la proposta della Commissione presentata il 23 marzo – si legge sul sito della Commissione Europea – Si occuperà inoltre di un uso ottimale delle infrastrutture del gas esistenti e rafforzerà la cooperazione a lungo termine con i principali partner di fornitura, estendendosi anche all’idrogeno e alle energie rinnovabili, possibilmente attraverso protocolli d’intesa

Per quanto riguarda l’Italia, secondo quanto annunciato pochi giorni fa dal nostro Governo, sono in arrivo due nuovi decreti che puntano da un lato a semplificare le procedura autorizzative dall’altro a incentivare sviluppo e diffusione delle fonti di energia rinnovabile.

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Ci auguriamo che dalle crisi si esca, una volta per tutte, con soluzioni sostenibili davvero.

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Fonti: Reuters / Commissione Europea  

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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