Come scegliere il migliore pellet per fare scorta per l’inverno, secondo gli esperti di AIEL

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Anche il mondo del pellet è ricco e pieno di possibili “insidie”. La combustione domestica di biomassa è infatti potenziale fonte di emissioni di PM10 ed è quindi importante assicurarsi che anche il pellet abbia alcune caratteristiche che lo rendono sicuro per l’ambiente e la nostra salute. Abbiamo chiesto informazioni su questo agli esperti dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL)

Non tutti i pellet sono uguali: la combustione domestica di biomassa potrebbe essere fonte di PM10 ed è quindi importante assicurarsi che anche questa biomassa abbia alcune caratteristiche che la rendono sicura per l’ambiente e la nostra salute. Abbiamo chiesto informazioni su questo agli esperti dell’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL).

Che cos’è il pellet e quali sono le norme che deve rispettare

Il pellet è un combustibile ricavato dal legno vergine, talvolta partendo da scarti di lavorazione, che, come stabilisce la norma UNI CEN/TS 14588 è

un biocombustibile addensato generalmente in forma cilindrica, di lunghezza casuale tipicamente tra 5mm e 30mm, e con estremità rotte, prodotto da biomassa polverizzata con o senza additivi di pressatura

Per quanto riguarda la qualità, è la  norma UNI EN ISO 17225 a regolamentare specifiche e classificazione per uso industriale e non, in particolare:

[la] UNI EN ISO 17225-2 […] si riferisce solo al pellet di legno ottenuto dalle seguenti materie prime: 1) Bosco, piantagione e altro legno vergine; 2) Prodotti e residui dell’industria di lavorazione del legno; 3) Legno da recupero. Non è incluso il legno derivante da demolizioni di edifici o di impianti di ingegneria civile, né quello trattato termicamente mediante il sistema di torrefazione, consistente in un blando pretrattamento della biomassa ad una temperatura compresa tra 200 ºC e 300 ºC

invece

[la] UNI EN ISO 17225-6 […] si riferisce solo al pellet non legnoso ottenuto dalle seguenti materie prime: 1) Biomasse erbacee, quali le piante che possiedono un tronco e che muoiono a fine stagione. Sono incluse granaglie e coltivazioni di semi derivanti dall’industria alimentare e i rispettivi prodotti, come i cereali; 2) Biomassa derivante dalla frutta; 3) Biomassa acquatica; 4) Miscugli e miscele di biomassa, sia intenzionali che non, inclusa quella derivante dalle principali categorie legnose di biocombustibile solido, biomassa erbacea, acquatica e prodotta dalla frutta. Qualora le miscele di biocombustibile solido dovessero contenere materiale trattato chimicamente sarà necessario dichiararlo. Non è incluso il legno trattato termicamente mediante il sistema di torrefazione, consistente in un blando pretrattamento della biomassa ad una temperatura compresa tra 200 ºC e 300 ºC

Il 31 gennaio 2019 è inoltre entrata in vigore la norma UNI EN ISO 20023:2019 ‘Biocombustibili solidi – Sicurezza di gestione del pellet – Movimentazione e stoccaggio in sicurezza del pellet di legno in applicazioni domestiche e in altre applicazioni di piccola scala’, che comunque si applica al pellet già conforme alle precedenti.

Ma, anche all’interno di questi regolamenti, c’è pellet e pellet.

Abbiamo intervistato l’Associazione Italiana Energie Agroforestali (AIEL), per sapere come muoverci in questo mondo più variegato di quanto si possa pensare.

Quale pellet è più utile comprare anche in considerazione dell’impatto ambientale?

pellet aumento costi aiel

@olegdudko/123rf

La stessa AIEL aveva pubblicato a febbraio 2021 il piano di azione nazionale per ridurre del 70% in 10 anni le emissioni di PM10 dalla combustione domestica di biomassa. Come ci spiega l’associazione, infatti, il materiale combustibile deve possedere diverse caratteristiche per garantire che gli apparecchi come stufe e caldaie alimentate a pellet abbiano performance ottimali, producendo la minor quantità possibile di polveri sottili e salvaguardando dunque anche l’ambiente.

Leggi anche: Stufe a pellet: quali scegliere e le migliori del 2019

Tra queste determinati lunghezza, diametro, durabilità meccanica, percentuale di particelle fini (polveri), densità apparente, contenuto di ceneri e di umidità, così come il potere calorifico e l’eventuale uso di additivi.

Quindi, a quale pellet rivolgerci?

Certamente il pellet certificato ENplus® – spiegano gli esperti dell’associazione – L’uso crescente del pellet come biocombustibile ha portato il settore ad avviare un processo di qualificazione e standardizzazione del pellet commercializzato in Italia e in Europa. AIEL, l’associazione che rappresenta le imprese operanti lungo la filiera legno-energia, e gli operatori del mercato italiano sono stati pionieri in questo senso, a cominciare dalla creazione nel 2005 del sistema di certificazione denominato ‘Pellet Gold’, a cui 5 anni dopo ha fatto seguito la nascita di ENplus®, che oggi è lo schema di certificazione del pellet numero uno al mondo. La certificazione ENplus® garantisce in modo trasparente e indipendente la qualità del pellet, contrastando le frodi lungo tutta la filiera, dalla produzione alla consegna finale

La produzione di pellet, infatti, necessita di un’ampia filiera e, affinchè siano presenti le caratteristiche necessarie a garantire qualità e rispetto per l’ambiente, è determinante un controllo su tutta la catena di approvvigionamento, dalle prime fasi di produzione fino alla consegna finale. Come si legge sul sito, lo schema di certificazione, indipendente, valuta tutte le fasi della catena del valore.

ENplus® assicura che tutti i soggetti interessati dispongano di linee-guida dettagliate, procedure di monitoraggio efficienti e di una formazione dedicata per garantire livelli di qualità del materiale elevati e costanti

AIEL riferisce che attualmente l’Italia è il secondo Paese al mondo in termini di aziende certificate (somma dei certificati di aziende produttrici e di distribuzione), preceduto solo dalla Germania.

È dunque fondamentale che i consumatori continuino a premiare questa scelta di progressiva qualificazione del mercato, evitando di comprare e utilizzare materiale non certificato e di origine incerta, frutto di frodi o di commercio illegale

Nel frattempo, come stiamo constatando, i prezzi del pellet sono schizzati (Leggi anche: Vi spieghiamo perché il prezzo del pellet è schizzato (anche in estate)), ma questi consigli valgono sempre (a meno di futuri progressi della tecnologia).

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.

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