Perché rischiamo di avere sempre più uragani distruttivi come Ian in Florida

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Poche ore fa il numero di persone rimaste senza elettricità era salito a 1,8 milioni. Qui, nella Florida sudoccidentale, il devastante uragano Ian ha spazzato via tutto. È uno dei più violenti che si siano mai abbattuti sugli Stati Uniti, con venti a 240 km orari, e ci lancia un monito: si salvi chi può

Porte che scoppiano letteralmente, alberi divelti, auto sommerse da detriti e acqua. E sopra un cielo nero che di più non si può. Dopo aver attraversato Cuba, dove ha provocato la morte di due persone e distrutto piantagioni, l’uragano Ian è arrivato in Florida nelle scorse ore.

E da qui arrivano le immagini di un totale disastro, di raffiche di vento che non hanno pietà, di acqua che si aggiunge ad acqua e ad acqua ancora. L’Apocalisse, se esiste, è proprio lì. È anche lì, anzi, se noi ora non riusciamo (e non dobbiamo) levarci dagli occhi il disastro che ha toccato le Marche solo poche settimane fa. La notizia di Mattia. Il buio.

Cos’hanno in comune i due disastri? Che ovunque e in ogni luogo tutto ciò si chiama “crisi climatica” e non “maltempo”. Se è vero come è vero che uragani e cicloni oltreoceano ce ne sono da sempre, è molto probabile che sia il riscaldamento globale a influenzarne, e di parecchio, l’intensità e la potenza distruttiva. E a fare di loro un mostro che travolge e distrugge tutto, un po’ come quella alluvione, i cui danni si conteranno chissà per quanto tempo.

uragano florida

©Reuters

Cosa ha in comune con l’alluvione delle Marche? Tantissime volte vi abbiamo raccontato come i cambiamenti climatici favoriscano gli eventi estremi: dopo un lungo periodo di siccità, per esempio, il rischio di pericolose inondazioni aumenta, perché un terreno arido ha minore capacità di assorbire l’acqua piovana che, quindi, dilaga.

Ian Hurricane ha toccato le coste meridionali della Florida come uragano di categoria 4 (il livello massimo è 5), ma pian piano che sta andando verso l’entroterra si sta gradualmente abbassando alla categoria 1.

La sua potenza si sta riducendo, certo, ma rimane in bocca il sapore amaro di un altro, ennesimo, allarme di Madre Natura che torna a ricordarci come eventi così estremi si ripeteranno sempre più spesso se non si farà presto qualcosa.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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