L’ameba mangia-cervello si sta diffondendo a un ritmo sempre più allarmante (e la causa è proprio quella che ti aspetti)

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La Naegleria fowleri cresce in acqua dolce e calda, il che la rende adatta a proliferare con l‘aumento delle temperature

Accade negli States, dove il decesso di un bambino in Nebraska quest’estate ha riportato in prima pagina la rara ma mortale Naegleria fowleri, più comunemente nota come ameba mangia-cervello. L’ameba vive in acque calde e può entrare nel corpo attraverso il naso, dove viaggia verso il cervello e distruggere i tessuti.

Un caso che ha sottolineato una nuova preoccupante realtà: il cambiamento climatico sta incoraggiando l’ameba a spuntare in alcune parti degli Stati Uniti dove non era tipica, come il nord e l’ovest.

La Naegleria, infatti, cresce meglio in acque a temperature superiori ai 30° C, e può tollerare temperature fino a 46 ° C, afferma Charles Gerba, microbiologo presso l’Università dell’Arizona. Ciò la rende adatta alla sua stessa diffusione in un clima più caldo.

L’ameba causa una malattia chiamata meningoencefalite amebica primaria, un’infezione che si contrae con una esposizione prolungata all’acqua contaminata dal patogeno, appunto laa cosiddetta “ameba mangia-cervello”.

Ne parlammo dettagliatamente qui: Ameba mangia-cervello: di cosa si tratta, dove si trova e come fare attenzione (dai laghi alle piscine)

Negli Stati Uniti, la Naegleria è sempre stata tipicamente limitata agli stati meridionali, ma negli ultimi anni si è diffusa costantemente verso nord. Uno studio del 2021 ha infatti dimostrato che, anche se il tasso di infezioni non si è mosso, l’ameba si sta spostando dagli stati meridionali alle aree del Midwest (è stato trovato a nord fino al Minnesota).

Le temperature più calde non solo facilitano la sopravvivenza e la crescita di agenti patogeni come Naegleria, ma spingono anche di più le persone in acqua, il che può aumentare il loro rischio, afferma Yun Shen, un ingegnere ambientale presso l’Università della California Riverside.

La crisi climatica sta anche esacerbando eventi meteorologici estremi, come le inondazioni e la siccità, che possono introdurre più agenti patogeni nell’ambiente. Nelle aree maggiormente colpite dalla siccità, per esempio, gli agenti patogeni saranno sempre più concentrati nei corpi idrici, il che potrebbe aumentare la dose di esposizione a quegli stessi agenti patogeni quando gli esseri umani sono a stretto contatto con l’acqua. Esattamente come, nelle aree alluvionate, l’acqua può trasferire agenti patogeni nell’ambiente: ad esempio, un’alluvione potrebbe portare agenti patogeni dal suolo o dagli ambienti acquatici a case ed edifici, o causare la raccolta delle acque reflue a traboccare e vomitare agenti patogeni nell’ambiente. Un circolo che potrebbe non avere una fine.

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Fonte: The Guardian

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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