La resistenza agli antibiotici è l’epidemia silenziosa più letale dei nostri tempi (e nessuno ancora l’ha capito)

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In Italia ci ammaliamo di più rispetto al resto d’Europa per infezioni resistenti agli antibiotici, con un numero di decessi davvero elevato (11mila all’anno contro i 33mila totali in Europa). Un problema, quello della resistenza agli antibiotici, più grandi che dovremmo affrontare in un imminente futuro. Eppure ancora qualcosa non quadra

Una “pandemia dimenticata” che rischia di passare un po’ troppo in silenzio, quella della resistenza agli antibiotici che pure miete vittime. Eppure, proprio l’Italia, con 11mila decessi ogni anno, su 33mila totali in Europa, ha il triste primato delle morti da resistenza agli antibiotici ed è il Paese europeo dove è più facile ammalarsi di un’infezione resistente agli antibiotici.

È quanto emerge dal convegno ACTA Reboot – Attualità e Controversie in Terapia Antinfettiva, tenutosi in questi giorni a Milano, che ha fatto il punto anche sulle novità sulle terapie per malattie infettive vecchie e nuove, tra Covid, HIV ed epatiti.

Da qui è emerso che la grande urgenza della nostra epoca è rappresentata dalla resistenza agli antibiotici di diversi batteri, come la Klebsiella pneumoniae, che, fino a qualche anno fa, in Italia registrava una resistenza di circa il 50%, poi scesa al 28% grazie al miglioramento dell’uso degli antibiotici.

I patogeni multiresistenti agli antibiotici rappresentano una vera e propria emergenza a livello globale – sottolinea il Professor Andrea Gori che ha preso parte al Convegno. Gli antibiotici sono essenziali nel curare infezioni difficili da eradicare, soprattutto nei pazienti più fragili, ma devono essere somministrati nei casi dove siano realmente necessari e con i giusti dosaggi.

La novità è data dalle nuove armi terapeutiche giunte nell’ultimo anno e che avremo a disposizione nei prossimi mesi: dovremo capire come usare al meglio queste risorse, identificando i corretti approcci terapeutici, i dosaggi adeguati, le associazioni di farmaci da effettuare. L’obiettivo è quello di definire una strategia condivisa nell’uso dei nuovi antibiotici.

Ma come? Nel corso dell’incontro sono venute fuori le non poche lacune da parte dell’Italia nell’affrontare l’antibiotico-resistenza: prima tra tutte l’aver disatteso il Piano Nazionale Contro l’Antibiotico-Resistenza, quasi come se – a livello globale – l’Italia avesse caratteristiche analoghe a Paesi senza risorse economiche. Il documento “The State of the world’s antibiotics in 2021” prodotto dalla CDDEP – Center for Disease Dynamics, Economics & Policy evidenzia come l’Italia sia collocata nella classifica che misura un indice di resistenza agli antibiotici nell’ultima posizione tra gli high-income country e allo stesso livello di numerosi low-income country come Bosnia, Turchia, Sud Africa, Serbia e India.

Insomma, se da un lato gli antibiotici mantengono un ruolo fondamentale nel trattamento delle infezioni batteriche, dall’altro il loro abuso o utilizzo sbagliato ha portato al fenomeno dell’antibiotico-resistenza che si traduce a sua volta in una minaccia alla salute pubblica, in trattamenti inefficaci e in un aumento di costi per le cure mediche e della mortalità nei pazienti con infezioni antibiotico-resistenti. Cosa fare? Una informazione di qualità sul corretto uso di questo farmaci è una risorsa essenziale nella lotta all’antibiotico-resistenza.

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Fonte: Convegno ACTA Reboot

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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