La storia del pastificio diventato simbolo di speranza per le donne afghane

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Aiuti umanitari e non solo: i popoli che vivono in zone di conflitto hanno bisogno di poter credere che è possibile cambiare il percorso degli eventi anche con le proprie mani. Ma ci vuole l’aiuto di tutti, nessuno eslcuso

Dalle mani può nascere della pasta – buona, libera, dorata – e da quella pasta può nascere coraggio e speranza. Ci vuole poco, purché si faccia, perché in Afghanistan le cose non vanno per niente bene, proprio per nulla. Ma mentre i talebani infliggono un altro duro colpo alla libertà delle donne vietando loro (anche) l’istruzione universitaria, c’è chi resiste e cerca un filo di salvezza nella partecipazione e nel lavoro.

Ma non succede per caso, non succede fortuitamente. Qui ci vuole l’impegno costante e faticoso di chi ci crede per davvero che cambiare il mondo e la traiettoria della vita di molti è possibile eccome. È il caso dell’associazione She Works for Peace che, insieme con la Cooperativa agricola Girolomoni, ha aiutato nella rinascita di un pastificio gestito da donne in una località nel nord dell’Afghanistan.

Un progetto che nasce per iniziativa di Selene Biffi, imprenditrice sociale attiva in Afghanistan sin dal 2009 e fondatrice di She Works for Peace, e che si basa su un sacrosanto presupposto: le popolazioni che vivono in zone di guerra, oltre che con aiuti umanitari, si possono e si devono sostenere offrendo occasioni di lavoro.

La storia del pastificio

Tutto nasce nel 2018, quando una giovane donna dal nome di Sima decide di avviare l’attività di un pastificio coinvolgendo nella produzione 9 donne con storie difficili alle spalle. Ma il ritorno dei talebani nel 2021 interrompe ogni sogno e tentativo di rinascita.

Sulla strada di Sima, però fa la sua apparizione Selene Biffi, che conosce la ragazza a Kabule, mentre era intenta a vendere sciarpe e abiti tradizionali.

Il mio sogno, però, è quello di poter riaprire il mio pastificio, racconta Sima a Selene.

In un momento tutto si è mosso: Selene e She Works for Peace si sono attivate per la rinascita del pastificio e a loro si è poi aggiunto il sostegno della Girolomoni.

Il pastificio ha così riaperto, sono undici le donne che hanno ripreso a lavorarci, inclusa Sima. La Girolomoni ha messo a disposizione le risorse necessarie per coprire i primi mesi di attività, per il salario dei dipendenti, per l’acquisto dei prodotti, per l’elettricità e il trasporto dei materiali.

In questi mesi di attività, grazie al supporto ricevuto, il pastificio non solo ha potuto riaprire i battenti ma ha anche incrementato la sua attività: dai 2 giorni iniziali, il pastificio è infatti passato ad essere operativo 5 giorni la settimana, il numero delle donne impiegate è passato da 2 a 15, e si producono oltre 670 confezioni di pasta al giorno.

Ad oggi, questo luogo meraviglioso potrà contare anche sul supporto di ulteriori partner come Landucci srl, Sima Impianti e Ricciarelli, per continuare ad offrire risorse ma anche competenze tecniche specifiche.

Brav* voi tutt*!

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Leggi anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook