Perché indigeni e attivisti hanno bloccato una nave carica di soia destinata agli allevamenti

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Bloccata nel porto di Amsterdam una nave carica di soia destinata agli allevamenti: gli attivisti di Greenpeace, provenienti da 16 Paesi Ue, e gli indigeni brasiliani si coalizzano per fare sentire la loro voce contro la deforestazione che sta devastando l'Amazzonia

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Dietro la produzione di soia in Brasile si nasconde un retroscena terrificante: deforestazione selvaggia dell’Amazzonia e diritti umani costantemente calpestati. Per far sentire la loro voce contro questo scempio da diverse ore gli attivisti di Greenpeace, provenienti da ben 16 Paesi europei (Italia inclusa), stanno bloccando l’enorme nave mercantile “Crimson Ace”, che trasporta 60mila tonnellate di soia brasiliana destinata agli allevamenti europei.

Ma in questa nuova azione di protesta l’organizzazione ambientalista internazionale non è da sola. Al suo fianco ci sono anche i leader dei popoli indigeni del Brasile, a bordo della barca a vela “Beluga” di Greenpeace, mentre i volontari europei bloccano i cancelli di ingresso al porto e alcuni gommoni presidiano l’area in cui si trova l’imbarcazione di ben 225 metri.

I Paesi Bassi rappresentano la porta d’accesso all’Europa per l’importazione di prodotti come olio di palma, carne e soia per l’alimentazione animale, spesso legati alla distruzione della natura e alle violazioni dei diritti umani. – spiega Greenpeace – La soia in navi come queste lascia una scia di distruzione ambientale in Brasile e non va accolta a braccia aperte nei porti europei.

Il blitz va avanti da ieri notte, da quando è arrivata la Crimson Ace nel porto olandese, e gli attivisti sembrano non aver intenzione di mollare.

blitz greenpeace soia

©Greenpeace International

La produzione di soia sta distruggendo l’Amazzonia e mettendo a rischio le tribù indigene

A causa della crescente domanda di mangimi per animali, dal 1997 ad oggi la produzione mondiale di soia è più che raddoppiata, come sottolinea Greenpeace. Nonostante circa due terzi dei terreni agricoli europei siano oggi dedicati alla produzione di colture destinate al cibo per il bestiame, queste risultano comunque insufficienti a sfamare il gran numero di animali allevati sul territorio europeo. Così  le importazioni in Europa sono cresciute a ritmi impressionanti: tanto che oggi l’Unione europea è considerata il principale responsabile della deforestazione globale.

Per fare spazio a piantagioni di soia e pascoli preziosi ecosistemi vengono devastati. Ma non si tratta soltanto di un problema ambientale. A fare le spese di questo sfruttamento sono quei popoli che vivono da sempre nelle loro terre ancestrali e che si ritrovano costrette ad abbandonarle e a fare i conti con continui soprusi e violazioni dei diritti.

Per nutrire gli animali degli allevamenti siamo stati cacciati dalle nostre terre e i nostri fiumi sono stati avvelenati. – racconta – Alberto Terena, leader del Popolo Terena dello stato brasiliano di Mato Grosso do Sul. L’Europa condivide la responsabilità della distruzione delle nostre terre ancestrali: chiediamo ai ministri di non perdere l’opportunità di invertire rotta”.

Leggi anche: Un quinto della soia europea viene dalla deforestazione in Brasile

L’Italia è fra i primi importatori europei di soia

Dopo Olanda, Spagna e Germania, il nostro Paese è il principale importatore europeo di soia. Soltanto nel 2021 l’Italia ha infatti importato 10% della soia destinata all’Unione europea, ovvero 4 milioni di tonnellate. Tutto questo avviene nonostante siano ormai noti a tutti gli effetti terribili della politica anti-ambientale e scellerata messa in atto dal presidente del Brasile Jair Bolsonaro: anzi, nel 2021 il nostro import di soia proveniente dal Brasile è persino aumentata rispetto all’anno precedente.

Ma la soia e la carne sono solo un esempio delle materie prime e dei prodotti importati dall’Unione europea la cui estrazione, raccolta o produzione ha un grave impatto negativo su foreste, altri importanti ecosistemi e diritti umani dei Popoli nativi – chiarisce Martina Borghi della campagna foreste di Greenpeace Italia – Con la nostra azione pacifica nel porto di Amsterdam chiediamo di mettere fine a questo scempio: vogliamo una normativa comunitaria ambiziosa che impedisca l’ingresso sul mercato europeo di prodotti e materie prime legati alla distruzione della natura e alle violazioni dei diritti umani.

Greenpeace Italia ha quindi lanciato un appello al ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani e ai ministri dei Paesi membri dell’Ue, chiedendo di colmare alcune lacune dell’attuale normativa, che indirettamente sostiene la deforestazione e tutte le sue nefaste conseguenze.

Le ministre e i ministri dell’Ambiente dei 27 Paesi Ue si incontreranno il prossimo 28 giugno per discutere la bozza della nuova normativa che potrebbe finalmente impedire di importare prodotti derivati dalla deforestazione. Ci auguriamo che stavolta l’Europa prenda una posizione chiara in merito.

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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