Apple, Samsung, Ford: queste aziende potrebbero utilizzare “oro insanguinato” estratto illegalmente dall’Amazzonia (e c’entra anche l’Italia)

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L'oro è comunemente usato nei cablaggi e nei circuiti di prodotti elettrici, inclusi computer, smartphone e veicoli elettrici. Ma quando viene estratto illegalmente dalle terre indigene, è causa di una serie di danni ambientali e violazioni dei diritti umani

Telefoni cellulari, computer portatili, desktop… non ce ne rendiamo conto, ma tutto ciò che di tecnologico utilizziamo potrebbe contenere oro legato alla distruzione delle terre indigene dell’Amazzonia brasiliana. Le principali aziende tecnologiche e automobilistiche potrebbero infatti utilizzare “blood gold“, “oro insanguinato” estratto illegalmente dalla foresta pluviale amazzonica.

È quanto emerge dal rapporto “Blood Gold: Complicity in Destruction V/Ouro de Sangue: Cumplicidade na  Destruição V”, presentato da Articulação dos Povos Indígenas do Brasil (APIB) e Amazon Watch in occasione della New York Climate Week, secondo cui multinazionali come Apple, Tesla, Samsung, Microsoft, Intel, Sony, Volkswagen, Ford e General Motors, vengono rifornite da due raffinerie indagate dalle autorità brasiliane per l’acquisto illegale di oro estratto nei territori indigeni.

Oltre il 47% delle esportazioni di oro del Brasile potrebbe essere di origine illegale. Nel frattempo, una manciata di raffinerie d’oro nei Paesi che importano la maggior parte dell’oro brasiliano – Canada, Svizzera e Italia – riforniscono anche i principali marchi rivolti ai consumatori sopra elencati, il che implica che le loro catene di approvvigionamento potrebbero essere ulteriormente contaminate da questo minerale illegale, si legge nel rapporto.

Il report

Il rapporto ha rivelato che due raffinerie nelle catene di approvvigionamento delle principali aziende elettroniche e automobilistiche sono sotto inchiesta per l’utilizzo di oro estratto illegalmente.

Si tratta di Chimet in Italia e Marsam in Brasile.

Il collegamento tra Chimet e l’estrazione illegale arrivò per la prima volta agli onori delle cronache grazie a Reporter Brasil a luglio, secondo Reuters. I documenti ottenuti dal giornale rivelarono allora che la polizia federale brasiliana aveva accusato la raffineria di aver acquisito oro per milioni di dollari da un commerciante noto come CHM do Brasil che, a sua volta, lo avrebbe ottenuto da operazioni illegali. Il rapporto iniziale ha rivelato che i giganti della tecnologia Alphabet (la società madre di Google), Amazon, Apple e Microsoft avevano tutti Chimet nella loro catena di approvvigionamento. L’oro Chimet proveniva dal territorio indigeno di Kayapó, secondo l’ultimo rapporto.

L’altra raffineria che si nomina nel nuovo rapporto è Marsam, in Brasile, accusata di utilizzare oro ottenuto illegalmente da FD’Gold dai territori di Munduruku e Yanomami.

L’oro è comunemente usato nei cablaggi e nei circuiti di prodotti elettrici inclusi computer, smartphone e veicoli elettrici. Ma quando viene estratto illegalmente dalle terre indigene, può essere la causa di una serie di danni ambientali e violazioni dei diritti umani.

Stiamo attualmente vivendo un momento critico di terribili conflitti, con molti invasori di terra all’interno del nostro territorio introdotti dai minatori – dice la presidente dell’Associazione Pariri di Munduruku, Alessandra Korap Munduruku. L’estrazione illegale contamina i fiumi con il mercurio e il mercurio contamina i pesci e il nostro corpo. L’attività mineraria uccide e sposta le persone dalla loro terra. Sa solo distruggere.

In occasione della Settimana climatica di New York,  i leader indigeni si sono hanno esortare i principali marchi come quelli elencati nel rapporto a smettere di trarre profitto dalla distruzione dell’Amazzonia.

Eppure, l’estrazione illegale dell’oro in Amazzonia è aumentata in maniera preoccupante, a causa anche e soprattutto delle politiche del presidente brasiliano di destra Jair Bolsonaro,che vuole rendere legale l’estrazione nei territori indigeni. Secondo i dati di Mapbiomas, durante il governo di Jair Bolsonaro la deforestazione delle riserve indigene nell’Amazzonia brasiliana a causa dell’estrazione illegale è aumentata di oltre il 205%. Tra il 2019 e il 2021 l’attività mineraria ha distrutto 7.401 ettari di foresta nelle terre indigene, una cifra che quasi triplica i 2.420 ettari devastati tra il 2016 e il 2018, 3 anni prima che Bolsonaro salisse al potere.

L’impatto sui territori indigeni fortemente protetti dell’Amazzonia, in particolare quelli dei popoli Yanomami, Munduruku e Kayapó, è incommensurabile, poiché i minatori abusivi perlustrano i corsi d’acqua e i letti dei fiumi, causando la deforestazione e inquinando le risorse critiche di acqua dolce con sedimenti e mercurio tossico. Queste attività hanno provocato un picco di malattie mortali come la malaria e l’avvelenamento da mercurio e conflitti sociali con violenza, traffico di droga, predazione sessuale di donne e ragazze indigene e omicidi. Come risultato di questa crisi, le comunità indigene stanno soffrendo un’emergenza multiforme, poiché la loro salute, sicurezza, territori e integrità culturale sono sotto attacco, conclude il rapporto.

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Fonte: Amazon Watch

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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