Ti spieghiamo perché la pace ha molto a che fare con le energie rinnovabili

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Oggi, 21 settembre, è la Giornata Internazionale della Pace, istituita nel 1981 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L’Onu dedica questa giornata al rafforzamento degli ideali di pace, attraverso l'osservanza di 24 ore di non violenza e cessate il fuoco. E noi ci facciamo una domanda: quanto influirebbe sulla pace una rapida transizione energetica?

Raggiungere la pace? Implica molto di più che deporre le armi. Richiede la costruzione di società in cui tutti i membri sentano di poter prosperare. Implica la creazione di un mondo in cui le persone siano trattate allo stesso modo, indipendentemente dalla loro etnia. Implica, anche, il riconoscimento di un clima che cambia e che stravolge i più deboli.

Lo abbiamo detto qualche mese fa, quando, a pochi giorni dall’invasione della Russia in Ucraina, GreenMe compì i suoi primi 13 anni di vita. Allora tutta la redazione realizzò più che mai un assioma fondamentale: il pensiero pacifista è un pensiero ambientalista.

Lavorare per la pace significa anche e soprattutto spingere affinché i Paesi più vulnerabili abbiano la possibilità di affrontare adesso i danni provocati dalla crisi climatica, significa spingere verso una transizione energetica seria, che escluda gas e combustibili fossili, significa adottare politiche, strategie, ragionamenti che mettano in primo piano il recupero della salute del nostro Pianeta.

Senza di esso, senza quel recupero, ci saranno sempre i rifugiati climatici, le popolazioni più deboli, le nazioni più vulnerabili, i conquistati e i conquistatori che giocano sul ricatto di una totale dipendenza energetica. Perché?

Perché è un gioco che a ben guardare non esclude nessuno, quello delle compagnie petrolifere e del gas, in un circolo vizioso: io ti chiedo sempre di più, mi arricchisco sempre di più, anniento totalmente chi da me dipende, che morirà di fame e di alluvioni e verrà così a supplicare il mio aiuto. Detto semplice semplice.

Le rinnovabili sono le energie per la pace

Energie, pace, rifornimenti, gas: la guerra in Ucraina ha portato in primo piano anche il grande tema energetico. Soltanto ora pare ci sia accorti che l’Italia, come l’Europa, dipendono dalle fonti fossili, eppure esiste già una strada da percorrere del tutto sostenibile. Si tratta dell’eolico offshore e a terra, del fotovoltaico e dell’agrivoltaico, del biometano e della diffusione delle comunità energetiche rinnovabili. Insomma di un passaggio netto, contreto e rapido verso le energie rinnovabili.

Anche e soprattutto perché attuare una transizione verso energie rinnovabili non può quindi che significare investire sulla pace. Lo diceva anche l’analisi del WWF Italia Rinnovabili, energie per la pace, pubblicata nel giorno della 14esima edizione di Earth Hour, l’Ora della Terra e che ha rivelato come la prospettiva del 100% rinnovabile sia una concreta soluzione allo scenario di crisi e di aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti come quello attuale.

La crisi energetica ha reso ancor più evidente come soltanto uno sviluppo alimentato interamente da fonti rinnovabili e fondato sul risparmio e l’efficienza nell’uso dell’energia e delle risorse possa garantire anche costi giusti e affidabili nonché sicurezza e pace. La posta in gioco è altissima, dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia WWF Italia.

Tutto è chiaro sotto gli occhi di chiunque ormai: le politiche volte a un passaggio il più rapido possibile verso l’energia pulita non solo possono far risparmiare trilioni di costi energetici futuri, dandoci un’energia più pulita, più economica e futuro sicuro, ma sono anche urgentemente necessarie per motivi climatici e di pace nel mondo.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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