Tutto quello che dobbiamo fare se vogliamo che i nostri gatti stiano bene

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Da un anno a questa parte, si osserva che alcuni gatti vivono una condizione di maggiore stress legata al carattere del gatto, alla sua socievolezza, all’età ma anche alle abitudini e all’organizzazione della vita di casa.

Spesso i gatti, prima della pandemia, avevano una vita molto povera con lunghi tempi di solitudine, in cui riposare e dedicarsi ai giochi preferiti in casa. Ora in casa c’è spesso o sempre qualcuno, si è ridotta la privacy e raramente si verifica quella pace che serve per il riposo.

“Per qualche gatto è bello avere sempre qualcuno intorno a cui chiedere di giocare o le coccole, ma per altri è fonte di stress” segnala la Dott.ssa Sabrina Giussani, medico veterinario esperto in comportamento e Presidente Senior di S.I.S.C.A.

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Con la pandemia sono scomparsi dalla vita di casa alcuni punti di riferimento importanti, in termini di abitudini, di cui però i gatti hanno bisogno per sentirsi sicuri. Ad esempio, hanno necessità di sapere come si svolgerà la giornata, con alcuni punti fissi perché, in mancanza, possono diventare inquieti. I gatti, poi, percepiscono le emozioni degli umani di casa: tristezza e tensione vengono avvertite e possono causare un “contagio emozionale”.

I segnali di stress dei gatti

Tutto questo può generare uno stato di ansia o disagio nel gatto. I segnali di stress possono essere inappetenza o alterazioni nel rapporto col cibo, alterazioni del sonno, fare i bisogni fuori dalla cassetta, leccamento eccessivo e manifestazioni di aggressività.

“Se la situazione perdura dobbiamo provare a porci in modo più rilassato e creare una maggiore prevedibilità della giornata con una routine più rigorosa” consiglia la Dott.ssa Giussani. “Creare più spazi per il riposo, fare più pause gioco, rispettare i suoi tempi – lasciarlo dormire non forzarlo nelle attività, coccolarlo se cerca le coccole – e usare i feromoni sono le azioni per aiutarlo a recuperare serenità”.

Per offrire al gatto un riparo tranquillo è possibile, ad esempio, mettere una scatola di cartone sotto al letto o una cuccetta sopra il frigo: questo gli permette di isolarsi in tranquillità sfruttando anche la terza dimensione, l’altezza, che i gatti amano.

“Quando poi cambiamo modalità perché andiamo in ufficio è preferibile dirglielo, spiegando e mostrando i vestiti per andare in ufficio per fargli capire che dovremo uscire, magari prepariamo la borsa dell’ufficio la sera prima in modo che la veda e capisca. Questo aiuta la prevedibilità” aggiunge la Dott.ssa Giussani.

Smart working con i gatti

Durante le ore di lavoro al PC possiamo mettere vicino a noi la cuccetta del gatto e “coinvolgerlo” nel nostro lavoro. Se salta sul computer possiamo interpretarlo come “guarda me, non il computer!”: in questo caso, possiamo riaccomodarlo nella cuccetta vicino a noi e dargli una coccola. Se fosse possibile, perché no, potrebbe anche partecipare ad una call, poi lui si rilasserà.

“In generale, più cerchiamo di escluderlo più cerca attenzione” ricorda la Dott.ssa Giussani. Se lo coinvolgiamo non si sentirà più escluso ma partecipe e non “rivale” del PC.

È importante ritagliare dei momenti di pausa dal lavoro per il nostro gatto, con momenti di gioco o un giretto sul balcone.

“Dall’inizio della pandemia osserviamo una maggiore attenzione al comportamento perché si passa più tempo con il proprio pet: le persone hanno sotto controllo mai come ora ciò che succede durante la giornata. Da qui inizia un percorso di consapevolezza che in molti casi ha portato ad una relazione più stretta”.

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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