Quel silenzio assordante sulle riapertura di nidi e infanzia a settembre (e sull’organizzazione delle scuole dell’obbligo)

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La ripresa dell’anno scolastico? Una chimera. Siamo praticamente a fine luglio e la verità è che nessuno ha idea di come e quando comincerà davvero la scuola a settembre. E infanzia e nidi non sono neanche contemplati, perché mancano le informazioni basilari sul rapporto tra bambini, spazi e maestre, su cui impostare le classi.

Lo conferma in maniera esplicita e disarmante, prima tra tutti, l’assessore all’Istruzione di Torino, Antonietta Di Martino, inviando una lettera ai genitori dei bambini in età 0-6 anni per comunicare che “al momento non è possibile organizzare la ripresa dell’anno scolastico in asili nido e scuole per l’infanzia”.

Il bello è che si naviga al buio perché, ammette, non è possibile nemmeno dare una data presunta di inizio anno e ribalta le responsabilità su Regione e Governo nazionale “perché mancano i presupposti fondamentali, ovvero i parametri su cui impostare il rapporto bambini- spazi e quello bambini- insegnanti sia per i nidi sia per le scuole dell’infanzia”.

La lettera aggiunge che Torino è pronta, come ha fatto per i centri estivi, ma attende indicazioni dai governi centrali.

Purtroppo — conclude la lettera — in attesa di indicazioni regionali e nazionali, non possiamo che esprimervi la nostra vicinanza e la condivisione delle vostre ansie e delle vostre preoccupazioni”.

Eccolo lì l’altro nodo da sciogliere: le decisioni che dovrebbero arrivare dal Governo. Le celeberrime “nuove linee guida interistituzionali”.

Ma a Torino, come a Napoli, come a Roma, la situazione, grave, è uguale ovunque: impossibile, con queste condizioni, organizzare la ripresa delle attività didattiche. Soprattutto per nidi e scuole dell’infanzia. La fascia 0-6 attende ancora le linee guida nazionali, che sono sempre in arrivo “a brevissimo”. Ma ormai di fatto siamo in ritardo siderale.

I Comuni, insomma, addossano le responsabilità sulle Regioni, le Regioni sul Governo nazionale. E in mezzo a questo scarica barili ci sono loro, i migliaia e migliaia di alunni che in tutta Italia sono senza scuola ormai da marzo.

Le chat di classe sono un brulicare di domande, ansie e preoccupazioni per cui ad oggi, non c’è risposta. Le linee guida rilasciate a giugno fanno poco riferimento all’infanzia (e riferimento alcuno ai nidi, che sono in realtà di competenza territoriale).

E a oggi i servizi educativi 0 ‘ 6 restano terra di nessuno. Così resta impossibile per le famiglie effettuare anche la più minima programmazione per conciliare il lavoro con questa situazione di stallo. Andranno a scuola? Andranno mezza giornata?

Chi lo sa… L’unica certezza, è che se non dovessero riaprire per tempo, sarà un “massacro sociale”, con le famiglie che hanno dato fondo a congedi, permessi e voucher vari già nel lockdown, molte mamme costrette a licenziarsi e un’emorragia di utenti verso il settore privato.

Come sarà organizzata la scuola dell’obbligo

Per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, non siamo messi meglio. In attesa di capire il da farsi, tra banchi singoli che ancora non esistono e calcoli al microscopio in metri quadrati, qualche dirigente scolastico ha iniziato a mandare le prime comunicazioni “ufficiali” ai genitori.

Un ginepraio di se e di forse, nell’assoluta certezza di essere lasciati a loro stessi:

Se il Ministero non garantisce i banchi monoseduta – si legge in uno dei messaggi che ci sono arrivati in chat – le classi superiori a 18 unità si dovranno dividere e formare nuovi gruppi classe. Purtroppo non è detto che si assicuri la continuità didattica degli insegnanti perché i Miur non mette a disposizione nuovi insegnanti, per cui ci sarà un inevitabile riduzione delle ore di lezione che sarà di 40 minuti circa per spalmare gli insegnanti in più classi”.

Questo su tutti, insomma, a significare che – al 24 di luglio – i nostri bambini, i nostri ragazzi, hanno davanti un autunno davvero torbido.

Per ora, in buona sostanza, si parla di frequenza scolastica in turni differenti e, come si legge proprio in parecchi regolamenti interni diffusi già da alcune scuole, di riconfigurazione della scolaresca in più gruppi di apprendimento e di didattica a distanza per un tempo limitato e su determinati progetti. Oltre a entrate e uscite scaglionate e a orari di lezioni ridotti.

Il rischio che corriamo? Doverci adeguare per un altro anno scolastico al procedere incessante degli eventi, non poter dare ai nostri figli mezzi e strumenti per imparare, dover sottostare ancora una volta a una grave mancanza di competenze.

Prendiamo a prestito le parole del “nostro” Michele Serra:

Non curare la scuola è come dimenticare di annaffiare l’orto o di rifare il letto, è una forma di sciatteria depressiva, un torto che si fa al presente e un sabotaggio in piena regola del futuro”.

Roberta Ragni e Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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