Operatori della mensa si rifiutano di aprire lunch box e bottigliette, le maestre non possono, bimbi lasciati senza acqua

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Le scuole hanno riaperto ormai da qualche settimane e docenti, genitori e alunni stanno facendo i conti con i protocolli anti-Covid. Ogni scuola li ha applicato in modo piuttosto “variegato”, dagli ingressi scaglionati alle liste dei materiali da portare, rigorosamente etichettati e disinfettati. C’è chi ha voluto i giacchetti riposti in una custodia con zip, chi ha detto sì solo alle merende sigillate.

Ma, tutti presi dalle possibili quarantene, dai tamponi, dalle mascherine e dal pericolo degli assembramenti sui bus, ci si è però dimenticati di un enorme problema che sta passando sotto silenzio, e che è invece assolutamente non di secondo piano: i pasti degli alunni. Come stanno mangiando i nostri bambini e ragazzi a scuola? Male. E, anzi, alcuni  proprio per niente.

C’è chi consuma il cibo in classe, chi nelle mense. A qualcuno è imposto di finire di mangiare a ritmo serrato, per rispettare i turni delle altre classi. Molti hanno i cosiddetti lunchbox, le monoporzioni sigillate con cibo cotto ore prima. Ma a chi spetta aprire queste confezioni per i bimbi più piccoli?

Un dilemma questo che non si dovrebbe nemmeno creare, ma che, invece, sta diventando un caso in una scuola materna di Ciampino in provincia di Roma, dove la refezione è cominciata lo scorso lunedì insieme alle polemiche e agli scarichi di responsabilità tra scuola e società che gestisce il servizio mensa, proprio su chi deve aiutare i bambini a disimballare i pasti e l’acqua.

Gli operatori , infatti, si sono rifiutati  fin da subito di aprire lunch box e bottigliette d’acqua, mentre le maestre che per via dell’hccp e delle restrizioni dovute al covid, di fatto, non avrebbero potuto e dovuto nemmeno toccarle,  per alcuni giorni hanno fatto prevalere il buon senso e aperto i pasti ai bimbi. Fino ad oggi, quando, all’ennesimo diniego degli operatori, hanno aperto i pasti per non lasciare i piccoli senza mangiare, ma, essendo comunque in una posizione in cui violano diverse regole, si sono rifiutate di aprire loro le bottigliette di acqua e hanno invitato i bimbi a utilizzare le loro personali borracce, molte delle quali già quasi vuote. Ma che, sempre per via dei protocolli, non è possibile riempire.

Lo stesso Comune di Ciampino aveva optato per l’uso delle borracce personali (qui il comunicato), ma poi era dovuto tornare sui suoi passi e distribuire le bottigliette di plastica, proprio per l’impossibilità di “riempire in sicurezza” i contenitori riutilizzabili dei bimbi.

La dirigente scolastica del plesso a cui ci siamo rivolti per chiedere spiegazioni dopo aver ricevuto le segnalazioni dei genitori, ha declinato la responsabilità all’ASP, il servizio del Comune che gestisce la refezione nelle scuole di Ciampino, a cui ora le mamme stanno inviando mail e pec di protesta per far sì che lunedì non si verifichino gli stessi disagi e vengano correttamente serviti i pasti ai figli.

Oltre alle restrizioni anticovid, infatti, le insegnanti non possono toccare o servire alimenti per via delle regole HACCP sulla somministrazione del cibo. Il risultato è stato che i bimbi sono rimasti senza acqua. E va ringraziato il buon senso delle maestre se non sono rimasti anche senza mangiare…

Il disagio è enorme e il buon senso purtroppo ci sta abbandonando in nome dei protocolli. E in questa battaglia all’ultima autorizzazione, a farne le spese sempre di più i bimbi piccoli. Senza contare le conseguenze ambientali in termini di rifiuti e plastica che le monoporzioni stanno portando nelle scuole di tutta Italia.

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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