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Una dieta con cibi a basso contenuto di Omega-3 può ridurre l’aspettativa di vita anche più del fumo secondo questo studio

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Negli omega-3 la chiave della longevità? Avere una carenza è paragonabile al fumo nelle aspettative di vita

Le persone con scarsi livelli di EPA e DHA nei globuli rossi (correlati a passe scorte di Omega-3) corrono maggiori rischi di incorrere in problemi cardiovascolari e hanno un’aspettativa di vita più breve rispetto alle persone con livelli di omega-3 più alti.

I disturbi cardiovascolari sono purtroppo ancora causa di morte in tutto il mondo, e molto si può fare per prevenirli adottando uno stile di vita più sano, riducendo il consumo di tabacco e alcol, praticando attività sportiva. Per quanto riguarda l’alimentazione, gli acidi grassi come omega-3, EPA e DHA (che si trovano solitamente in pesci come salmone ed aringhe) sono molto efficaci nel ridurre il rischio di disturbi cardiovascolari e di mortalità.

Un recente studio ha dimostrato che un indice omega-3 basso predice una morte precoce tanto quanto il vizio del fumo. L’indice omega-3 misura proprio la quantità di EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA (acido docosaesaenoico) nei globuli rossi: un indice omega-3 ottimale si attesta sull’8%, uno intermedio fra 4% e 8%, uno basso presenta un valore inferiore al 4%. La maggior parte dei cittadini americani, purtroppo, presenta un indice omega-3 sotto il 4% – che significa un rischio altissimo di problemi di cuore e di mortalità.

(Leggi: Gli integratori di omega-3 rafforzano il nostro sistema immunitario: i cibi che li contengono)

È interessante vedere come in Giappone, dove l’indice omega-3 è mediamente superiore all’8%, l’aspettativa di vita della popolazione sia circa cinque anni più lunga rispetto a quella degli Stati Uniti, dove tale indice è mediamente al 5% – afferma Michael McBurney, autore dello studio. – In pratica le scelte alimentari, modificando l’indice omega-3, possono allungare la vita. Nel nostro modello, il fumo e l’indice omega-3 sono i fattori di rischio più facilmente modificabili: essere fumatore a 65 anni vuol dire avere circa quattro anni di vita rispetto a chi non fuma. È la stessa riduzione dell’aspettativa di vita di chi ha un basso indice omega-3 rispetto a chi ne ha uno alto.

I ricercatori hanno usato i dati relativi ai disturbi cardiovascolari degli americani raccolti dal Framingham Heart Study, nato nel 1948 con l’obiettivo di indentificare le caratteristiche e i fattori di rischio comuni che contribuiscono all’insorgenza dei disturbi cardiovascolari, seguendo tre generazioni di partecipanti attraverso 72 anni. La raccolta dei dati in un lasso di tempo tanto ampio ha fornito importanti informazioni sui fattori di rischio dei problemi cardiocircolatori e ha portato allo sviluppo del Framingham Risk Score, un vero e proprio test che contempla otto fattori di rischio standard (fra cui sesso, età, fumo, diabete, valori pressori, colesterolo) e che fornisce previsioni sull’insorgenza di patologie del cuore.

Fonte: Oxford Academic

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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