ombelico giungla

La giungla? È nel tuo ombelico! Stando ai primi risultati del progetto Belly Button Biodiversity, presentati dalla North Carolina State University e pubblicati sulla rivista PLoS ONE, nell' ombelico, ovvero ciò che rimane della recisione praticata al cordone ombelicale al momento della nascita, prospera una "foresta" di specie batteriche. Mglio non allarmarsi, avvertono gli esperti: la maggior parte di loro sono "buoni" e utili per il nostro organismo.

Si va dagli organismi più comuni, come gli stafilococchi, a quelli di gran lunga più rari, come gli Archeobatteri. E, ancora, il gram-positivo Bacillus, che vedete a sinistra nella foto iniseme allo Staphylococcus, vari Clostridi e il Micrococcus, che rientra nella famiglia degli Actinobacteria. Tutti loro, insieme a molti altri, sono stati trovati negli ombelichi dei partecipanti alla ricerca, dimostrando come l'ultima frontiera della biologia, lo sconosciuto ecosistema più inesplorato, non si trova in un remoto angolo del nostro stupendo paineta, ma proprio sotto il nostro naso, all'altezza della pancia.

Gli scienziati hanno prelevato campioni dagli ombelichi di 66 soggetti, sequenziandone i geni e identificando ognuno dei filotipi presenti, definito come un organismo in cui il suo gene 16s rDna varia rispetto a quello degli altri organismi di almeno il 3%. Hanno così potuto rilevare migliaia di filotipi, spesso diversi tra loro a seconda delle persone analizzate e raramente trovati più di una volta, e scoprire ben 2.368 specie batteriche, 1.458 delle quali potrebbero essere totalmente nuove.

In alcuni ombelichi prosperavano 29 specie, in altri 107, anche se la maggior parte ne conteneva circa 67. Il 92% dei tipi batterici era presente in meno del 10% dei soggetti e solo 8 filotipi sono stati trovati su almeno il 70% dei volontari. Un giornalista scientifico, ad esempio, ospitava un batterio trovato solo in Giappone, luogo da lui mai visitato, mentre un altro partecipante ospitava due specie di cosiddetti batteri estremofili, che vivono solo nelle calotte di ghiaccio e nelle sorgenti idrotermali.

batteriombelico

"Questo rende l'ombelico un po' come le foreste pluviali. L'idea che alcuni aspetti del nostro corpo siano simili a quelli di una foresta pluviale secondo me è molto bella e ha perfettamente senso per me come biologo. Ora so qual è il prossimo passo da fare, so come muovermi", spiega l'autore Rob Dunn, che sta già lavorando sui dati di 600 nuovi ombelichi da analizzare. Anche se molti di questi risultati sono solo preliminari, gli scienziati sono quindi molto entusiasti. La prossima frontiera? L'ascella! Quella dei primati non umani, in particolare, per capire meglio le implicazioni di queste scoperte nell'evoluzione della nostra specie.

Roberta Ragni

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