rughe

Le rughe non solo solo segni legati al passare degli anni ma possono trasmettere al cervello messaggi diversi. Quelle attorno agli occhi, ad esempio, possono essere percepite come segnali di sincerità ma anche di tristezza.

Lo rivela un nuovo studio condotto dagli psicologi dell'Università di Miami insieme ai colleghi della Western University in Canada. I ricercatori sono riusciti a dimostrare che il nostro cervello è “impostato” per percepire le rughe intorno agli occhi come segni di emozioni più intense e sincere.

Note anche come rughe di Duchenne, esse si manifestano attraverso molteplici espressioni facciali compresi sorrisi, espressioni associate al dolore e - come hanno scoperto i ricercatori - espressioni di tristezza.

Queste rughe devono il loro nome al cosiddetto sorriso di Duchenne. Si tratta di un'espressione in cui gli angoli della bocca si arricciano verso l’alto e intorno agli occhi si formano piccole rughe quando si sorride.

“Da Darwin, gli scienziati si sono chiesti se esiste un linguaggio dell'espressione facciale, un insieme chiave di quelle che chiamiamo azioni facciali che hanno significati semplici e basici. Questa ricerca suggerisce che una chiave di questo linguaggio è la costrizione degli occhi, che sembra intensificare entrambe le espressioni, positive e negative”, ha detto Daniel Messinger, professore di psicologia dell'Università di Miami.

I ricercatori hanno mostrato ai partecipanti degli avatar computerizzati, uno con e uno senza rughe Duchenne, per studiare quali espressioni il nostro cervello percepisse come più importanti.

Sono state mostrate immagini diverse per ciascun occhio e a quel punto il cervello si alternava tra le due, focalizzandosi più spesso su quella percepita come più rilevante.

foto espressioni

Gli scienziati hanno poi chiesto ai partecipanti di valutare le espressioni su una scala che tenesse conto dell'intensità e della sincerità. Hanno così scoperto che le persone consideravano i sorrisi e le espressioni tristi di Duchenne come più sincere e intense delle espressioni non-Duchenne.

“Questo è il primo studio che affronta questo problema negli adulti” spiega Messinger, sottolineando che fino ad ora gli studi si erano concentrati sui bambini.

Secondo gli autori della ricerca, i risultati saranno d'aiuto per capire come le espressioni facciali contribuiscano alla nostra comprensione delle emozioni.

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Francesca Mancuso

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