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Un nuovo tool svela tutte le storie “invisibili” degli schiavi africani (e vi spezzerà il cuore)

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La schiavitù è un problema di oggi, come di ieri.

Per chi fosse interessato a comprendere più a fondo le tragedie vissute dagli schiavi africani nel mondo, ora, nell’era digitale, è possibile accedere a frammenti di documenti di archivio che indicano nomi, luoghi ed eventi, a dati tabulari e ad altri riferimenti storici, attraverso i quali è possibile ricostruire e analizzare in maniera dettagliata la vita degli schiavi africani e dei loro discendenti caduti vittime dei crudeli e illegali traffici che si snodavano tra l’Africa, le Americhe, l’Oceano Indiano e parte dell’Europa.

Parliamo di Enslaved.org: un innovativo prodotto per la raccolta di dati open-source recentemente sviluppato negli Stati Uniti da Matrix: Center for Digital Humanities & Social Sciences dell’Università del Michigan (MSU), in collaborazione con il Dipartimento di Storia della MSU, il College of Arts and Humanities dell’Università del Maryland e la Fondazione Andrew W. Mellon, solo per citarne alcuni.

Messo a punto da ricercatori, docenti, archivisti, storici ed esperti di genealogia, con l’indispensabile contributo di data scientists, esperti di IT e programmatori, questo prezioso database — il cui sito-web, inaugurato il 1° dicembre 2020 con accesso gratuito e senza registrazione  — consente a chiunque lo visiti di esplorare e venire a conoscenza, ad esempio, delle drammatiche vicende personali degli schiavi d’America coinvolti nello schiavismo translatlantico, l’enorme tratta di esseri umani di origini africane avvenuta tra la fine del XVI e la metà del XIX secolo verso il continente americano. 

Al centro di questo progetto sono collocate, ovviamente, le persone: non solo gli schiavi, ma anche i proprietari di schiavi, tutti coloro che erano legati al commercio di schiavi (commercianti e compagnie commerciali, trafficanti, ecc.) o tentavano di salvare e liberare le persone ridotte in schiavitù. 

@Matrix MSU/Twitter

Enslaved.org è un notevole contenitore di enormi database dove sono presenti storie, racconti orali, testimonianze, documenti storici e altri elementi (origine etnica, paese di provenienza, luoghi di assegnazione nella tratta, ecc.) relativi a oltre 600mila persone e include 5 milioni di record con citazioni di luoghi (ad es., le piantagioni dove lavoravano gli schiavi) ed eventi che servono proprio ad approfondire ed estendere il nostro livello di conoscenza generale dell’endemico e ingiusto fenomeno della schiavitù.

catene schiavitù

@Natalya Danko/123rf

Trattasi di un patrimonio immenso di informazioni raccolte su scala locale, regionale e nazionale, a cui prima era impensabile accedere. Infatti, negli Stati Uniti gli afroamericani dovevano fare i conti con il cosiddetto “muro del 1870”. Prima del 1870, infatti, il censimento degli Stati Uniti non registrava i dati anagrafici degli schiavi o degli ex-schiavi africani. Questi soggetti venivano inclusi nel conteggio delle proprietà dei padroni di schiavi, per cui il sesso e l’età approssimativa erano gli unici segni distintivi per un’eventuale identificazione.

Oggi, anche grazie ad Enslaved.org, ripercorrere quelle vite drammatiche commuove ed emoziona. Le nuove generazioni di discendenti degli schiavi africani almeno possono dire che ora un grande passo sia stato fatto per mettere a fuoco e valutare con uno sguardo più consapevole le gravi ingiustizie storiche generate dalla riduzione in schiavitù degli africani. 

Fonti: Enslaved.org/Journal of Slavery and Data Preservation/National Geographic

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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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