Draghi ha accettato l’incarico, cosa ha detto finora su giovani e ambiente

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Economista fin nell’osso, passato per banche, Banca d’Italia e BCE, il destino nostro è oggi sempre associato al nome di Mario Draghi. Chiamato da Sergio Mattarella a guidare un nuovo governo, è lui ad accettare oggi l’incarico con riserva, colui cui si chiede di levarci da parecchi impicci, mentre il ministero dell’Ambiente e Sergio Costa finiscono nel dimenticatoio. Ma chi è Mario Draghi? E cosa può fare in tema di ambiente e di futuro dei nostri giovani?

Alcune parole da lui dette lo scorso agosto al tradizionale “Meeting per l’amicizia tra i popoli” promosso dal movimento Comunione e Liberazione (il ben più noto Meeting di Rimini) fanno ben intendere una sua propensione a mettere in campo una serie di problemi: l’emergenza occupazionale in primis e la necessità di nuove e più efficaci norme in fatto proprio di protezione ambientale.

Romano classe 1947, alla guida della Banca d’Italia e poi della Banca Centrale europea e direttore generale del Tesoro nel 1991, ora gli occhi sono insomma puntati tutti su di lui. Se da un lato si spera sia in grado di tirare fuori il nostro paese dall’emergenza sanitaria, sociale ed economica, dall’altro quel discorso tenuto a Rimini (uno dei soli due interventi pubblici di Draghi), che qualcuno ha definito retorico, ci dà un minimo di speranza a 360 gradi. A partire proprio dai ragazzi.

L’occupazione giovanile

La lotta al virus e la ricrescita che ne dovrà seguire furono una costante in quel discorso, in cui più volte apparve la parola “giovani” e la necessità di fare qualcosa di decisamente concreto.

Il ritorno alla crescita, una crescita che rispetti l’ambiente e che non umili la persona, è divenuto un imperativo assoluto: perché le politiche economiche oggi perseguite siano sostenibili, per dare sicurezza di reddito specialmente ai più poveri, per rafforzare una coesione sociale resa fragile dalla pandemia e dalle difficoltà che l’uscita dalla recessione comporterà nei mesi a venire, per costruire un futuro di cui le nostre società oggi intravedono i contorni”.

E fa riferimento al debito creato con la pandemia, che per forza di cose dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani, facendo anche cenno al fondo per la generazione futura, il NextGenerationEu.

Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e se non si è fatto niente resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre – continua. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi. Privare un giovane del futuro è una delle forme più gravi di diseguaglianza”.

Quello che sembra aver ben presente Draghi, insomma, è l’aumento sproporzionato nel numero delle persone rimaste senza lavoro che, insieme con “la chiusura delle scuole e di altri luoghi di apprendimento hanno interrotto percorsi professionali ed educativi”, non ha fatto altro che approfondire ed esacerbare le diseguaglianze.

La sfida ambientale

Il secondo punto nevralgico del discorso tenuto a Rimini ha riguardato i temi al centro dell’agenda europea: ambiente e digitale.

La protezione dell’ambiente, con la riconversione delle nostre industrie e dei nostri stili di vita, è considerata dal 75% delle persone nei 16 maggiori Paesi al primo posto nella risposta dei governi a quello che è il più grande disastro sanitario dei nostri tempi. La digitalizzazione, imposta dal cambiamento delle nostre abitudini di lavoro, accelerata dalla pandemia, è destinata a rimanere una caratteristica permanente delle nostre società. È divenuta necessità: si pensi che negli Stati Uniti la stima di uno spostamento permanente del lavoro dagli uffici alle abitazioni è oggi del 20% del totale dei giorni lavorati. Vi è però un settore, essenziale per la crescita e quindi per tutte le trasformazioni che ho appena elencato, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l’azione immediata: l’istruzione e, più in generale, l’investimento nei giovani”.

E poi ancora sui giovani:

“La partecipazione alla società del futuro richiederà ai giovani di oggi ancor più grandi capacità di discernimento e di adattamento. Se guardiamo alle culture e alle nazioni che meglio hanno gestito l’incertezza e la necessità del cambiamento, hanno tutte assegnato all’educazione il ruolo fondamentale nel preparare i giovani a gestire il cambiamento e l’incertezza nei loro percorsi di vita, con saggezza e indipendenza di giudizio”.

Draghi, in buona sostanza, sembra seguire la linea della nuova Commissione europea guidata da Ursula Von der Layen. E anzi, proprio guardando all’Europa, nel suo discorso di qualche minuto fa ha ricordato che l’Italia ha a disposizione risorse straordinarie e la possibilità di operare “con uno sguardo attento alle future generazioni e alla coesione sociale. Sono fiducioso – ha continuato – che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile”.

Buon lavoro, presidente Draghi, ci auguriamo solo che il Ministero dell’Ambiente non diventi nuovamente un fanalino di coda e chiudiamo con una frase di Karl Paul Reinhold Niebuhrda lei stesso riportata:

Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capire la differenza”.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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