L’Australia risarcirà “la generazione rubata”, gli aborigeni strappati da bambini alle famiglie per essere “assimilati” alla società bianca

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Il governo australiano ha annunciato che risarcirà i sopravvissuti della cosiddetta “generazione rubata”, nome con cui vengono indicati tutti quei bambini aborigeni allontanati dai loro genitori per crescere secondo gli standard culturali della società bianca e occidentale

Si chiude, almeno simbolicamente, un capitolo dolorosissimo per le comunità aborigene. Il primo ministro australiano Scott Morrison ha finalmente annunciato il piano milionario (da 378,6 milioni di dollari australiani) che servirà a risarcire la cosiddetta “generazione rubata”, ovvero migliaia di bambini indigeni che durante lo scorso secolo sono stati strappati alle loro famiglie e portati in orfanotrofi, altri centri, e famiglie australiane al fine di “assimilarli” alla società bianca. Un vero e proprio genocidio culturale dimenticato, che lascia tutt’ora tantissime ferite aperte.  

Cosa prevede il piano Closing the Gap 

L’annuncio del risarcimento, previsto dal piano che prende il nome di Closing the Gap, è arrivato mesi dopo un’azione legale collettiva intentata da un gruppo di 800 aborigeni sopravvissuti.

Questo è un passo atteso da tempo, che riconosce il legame tra guarigione, dignità e salute e benessere dei membri delle generazioni rubate, delle loro famiglie e delle loro comunità – ha dichiarato il primo ministro australiano al Parlamento. – Per dire formalmente, non solo che siamo profondamente dispiaciuti per quello che è successo, ma che ce ne assumeremo la responsabilità.

Il programma annunciato da Morrison prevede un indennizzo di oltre 75mila dollari australiani per ogni vittima “in riconoscimento del danno provocato dalla rimozione forzata”. Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Australian Institute of Health and Welfare, risalente al 2019, sono circa 33.000 i sopravvissuti della  generazione rubata.

E, in base a quanto riferito dalle statistiche federali, la popolazione indigena australiana ha una salute peggiore, un’aspettativa di vita inferiore e livelli di istruzione più bassi rispetto agli altri gruppi etnici che vivono in Australia. Il nuovo piano nasce quindi anche per ridurre una serie di disparità sociali che ancora oggi subiscono gli indigeni. Inoltre, ogni aborigeno sopravvissuto alla rimozione forzata avrà l’opportunità di raccontare la sua storia, con tutti i suoi conseguenti traumi, ad un alto funzionario governativo e di ricevere le scuse per iscritto o faccia a faccia. 

Una pagina nera per la storia dell’Australia

Quella della generazione rubata è una delle pagine più terribili per l’Australia. Sono almeno 100mila i bambini aborigeni dello stretto di Torres (compreso tra l’Australia e l’isola della Nuova Guinea) allontanati con la forza dai loro genitori dall’inizio del XX secolo fino agli anni ’70. All’epoca le autorità australiane li hanno strappati alle loro famiglie con il pretesto di agire “nell’interesse superiore” dei minorenni indigeni. Una pratica altamente razzista, fondata sulla convinzione riguardo alla superiorità della cultura bianca e occidentale. 

Dopo essere stati rinchiusi in orfanotrofi, altre strutture e famiglie bianche, la maggior parte dei ragazzini non ha più visto i propri genitori e i sopravvissuti hanno dovuto fare i conti con numerosi traumi mentali e fisici. Soltanto alla fine dello scorso secolo è stata condotta un’inchiesta sulla stolen generation e le autorità australiane hanno chiesto finalmente scusa alle comunità aborigene per le sofferenze provocate. Il piano di risarcimento appena annunciato è un atto di civiltà e di presa di coscienza per quanto avvenuto, ma di certo non basterà per cancellare una delle vicende più drammatiche (e meno conosciute) vissute dalle tribù aborigene. 

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Fonti: Gov.au/Healing Foundation(Twitter)/Sage Journals

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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