violenza donne

Sono sempre di più i reati commessi nei confronti delle donne attraverso l’uso di internet e dei social media. A svelarlo è il nuovo Rapporto del Crown Prosecution Service (CPS) secondo cui il numero di coloro che utilizzano l’online per umiliare e minacciare il sesso femminile è in aumento.

Il cybercrime o meglio il crimine informatico comprende tra gli altri reati anche il cyber stalking, ovvero il pedinamento online, la divulgazione di immagini private senza il consenso dell’interessata, il controllo o comportamenti coercitivi nei confronti soprattutto delle donne.

Tutti crimini perpetrati attraverso le piattaforme social, posta elettronica, messaggi di testo e ancora applicazioni, spyware e software di monitoraggio o Gps.


"Questo avviene perché lo sviluppo della tecnologia ha creato delle dinamiche aggressive che portano a una più facile offesa e a poche inibizioni sessuali. Ognuno dietro lo schermo si sente in qualche modo protetto, pensa che la propria identità non possa essere svelata", si legge nel rapporto del CPS.


La maggior parte delle volte però, chi commette il reato è un ex marito, fidanzato, amante tradito e il reato perpetrato è soprattutto quella della cosiddetta “vendetta pornografica”. Dopo una relazione finita male ci si vendica, quindi, postando foto o video dell’ex partner che la ritraggono in atteggiamenti intimi.

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Un fenomeno che esiste anche in Italia e che tra gli adolescenti prende il nome di "revenge porn". Secondo i dati di Skuola.net e dell’Osservatorio nazionale Adolescenza, un ragazzo su 20 si è trovato in una situazione simile e il 52% delle vittime è donna. Anche se il numero potrebbe non sembrare allarmante, c’è da considerare che va ad unirsi a tanti casi di bullismo.

Soprattutto tra gli adolescenti è facile che nascano amori in chat così come, è altrettanto semplice che ci si scambi parole o foto che se decontestualizzate, vanno ad assumere dei significati diversi. E si sa, un video hot tra ragazzi, se diffuso su larga scala, può portare a conseguenze devastanti.

"Anche se le normative punitive non mancano è ancora troppo basso il numero delle persone che decidono di denunciare i loro aguzzini per paura di ritorsioni o per vergogna”, si legge ancora.

 

Dominella Trunfio

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