Il mondo del lavoro visto e vissuto dalle donne: a Mantova la prima biennale della fotografia femminile

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Marzo 2020 è il mese della prima edizione della Biennale della fotografia femminile che si terrà a Mantova. Un evento unico al mondo dedicato alle opere di grandi fotografe sia italiane che internazionali, incentrato quest’anno sul tema del lavoro. Perché proprio il lavoro? Perché ci riguarda tutti e tutte nonostante, ancora oggi, esistano molte discriminazioni e disuguaglianze. Basti pensare che le donne continuano a essere mediamente pagate il 23% meno dei colleghi maschi.

Si sente quindi l’urgenza di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema perché, a dispetto delle conquiste fatte finora, ci sono ancora molte cose da sistemare e ingiustizie da combattere. Ecco perché nasce la Biennale tutta al femminile della fotografia, per dare spazio alla donna, al suo modo di vedere la realtà, e nel caso specifico, di intendere il lavoro, incluso quello della fotografia che è ancora oggi un settore dominato dagli uomini.

La Biennale si svolgerà dal 5 all’8 marzo e prevede non solo mostre ma anche workshop, letture portfolio, talk ed eventi vari. Per quanto riguarda le fotografe coinvolte, si annoverano Rena Effendi, Sandra Hoyn, Annalisa Natali Murri, Claudia Corrent, Dato Sulakauri, Nausicaa Giulia Bianchi, Eliza Bennet, Erika Larsen, Betty Colombo e la curatrice Aldeide Delgado.

Ognuna con la propria sensibilità, ognuna con il proprio stile, interpreta il mondo del lavoro. Come Eliza Bennett, che in “A Woman’s Work Is Never Done” ha ricamato sulle sue mani il lavoro invisibile compiuto da tante donne in ogni ambito professionale. O come Annalisa Natali Murri le cui “Cinderellas” sono le Hijra del Bangladesh, donne transgender un tempo venerate, oggi ingabbiate in situazioni di estrema povertà e negazione dei diritti, costrette a prostituirsi per sopravvivere.

O ancora come Rena Effendi che in “Transylvania: built on grass” racconta la Romania rurale di oggi, un salto nel passato dove il duro lavoro nei campi e nelle fattorie è esercitato non solo dagli uomini ma anche dalle donne.

Poi c’è Daro Sulakauri che in “The black gold” racconta le condizioni lavorative dei minatori georgiani di Chiatura, città dove l’oro ha il colore nero del manganese.

E Nausicaa Giulia Bianchi che in “Women Priests Project” dà un volto alle donne-prete, tutt’oggi condannate dal Mondo Cattolico con la scomunica.

O ancora la fotografa Claudia Corrent che con il progetto “Vorrei” dà voce ai sogni lavorativi degli adolescenti di oggi, problematizzando il sistema lavoro di cui siamo tutti parte.

La mostra include anche altre sezioni, come la mostra collettiva a cura di Aldeide Delgado incentrata sulla fotografia femminile cubana, attraverso lo sguardo di 6 artiste, che raccontano storie attraversate dalle tematiche di genere.

Mentre dalla collezione di Donata Pizzi arriva “Le fatiche delle donne“, una serie di fotografie che raccontano “l’evoluzione della rappresentazione del lavoro dagli anni 60“.

Per avere altre informazioni sulla mostra e vedere le opere delle altre fotografe coinvolte vi consigliamo di dare un’occhiata al sito della Biennale.

FONTI: Biennale della Fotografia femminile

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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