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Abbiamo l’albero genealogico Inca, o quasi. Un gruppo di ricerca di Perù, Brasile e Bolivia guidato dall’Universidad de San Martin de Porres di Lima (Perù), ha analizzato il DNA dei discendenti degli Inca, che potrebbe fare luce sul mistero che avvolge il loro antico impero.

Il popolo Inca arrivò nella valle di Cusco e in pochi secoli costruì il Tawantinsuyu, il più grande impero delle Americhe, al culmine di 6000 anni di civiltà andine (oggi Perù, Bolivia, Ecuador, oltre a Colombia meridionale e Argentina e Cile settentrionale).

Anche se abbiamo moltissime prove della loro società e siamo ricchi di reperti archeologici, in realtà la loro storia pre-colombiana è molto evanescente. Si parla più di leggende e mitologia, poiché non risultano sistemi di scrittura precedenti all’arrivo degli europei.

E non si può nemmeno risalire alle informazioni genetiche dalle loro mummie e i resti corporei perché i defunti mummificati, venerati come dei, furono bruciati e sepolti in luoghi sconosciuti, sotto la spinta delle persecuzioni dei Conquistadores e degli Inquisitori Cristiani.

Che fare, quindi? “Per ora, solo l’analisi genetica delle famiglie moderne di discendenza Inca potrebbe fornire alcuni indizi sui loro antenati” spiega Jose Sandoval, primo autore del lavoro, genetista presso l’Università di San Martin de Porres a Lima, in Perù.

Il gruppo di ricerca ha studiato in particolare i documenti antichi di dodici famiglie nobili Inca, appartenenti al periodo delle conquiste europee, e ha verificato come la maggior parte di loro viva ancora nelle città di San Sebastian e San Jeronimo, nella valle del Cusco. Ha poi condotto una sofisticata analisi genetica, confrontandola con un database di 2400 individui autoctoni provenienti da Perù, Bolivia, Ecuador e Brasile.

“I risultati mostrano due individui fondatori vissuti tra il 1000 e il 1500 dC, un periodo tra il declino degli ex imperi contemporanei di Tiwanaku (sud) e Wari (nord) e l’ascesa dell’impero Inca pochi secoli dopo” spiega Fabricio Santos, genetista dell’Universidad Federal de Minas Gerais di Belo Horizonte (Brasile).

Non solo. I ricercatori hanno dimostrato anche che in queste famiglie contemporanee di nobiltà Inca esiste una continuità sin dai tempi pre-colombiani e non c’è stata molta “mescolanza”.

“Questo probabilmente riflette le alleanze politiche organizzate dai matrimoni tra la nobiltà di Cusco e le figlie dei signori dei regni e dei domini di tutto l'impero”, spiega Sandoval.

Cosa ancora più sorprendente è la corrispondenza tra i risultati e le leggende degli Inca. Oltre a San Sebastian e San Jeronimo, infatti, la maggior parte delle località dove è stata trovata corrispondenza genetica è a sud di Cusco, tra il bacino del lago Titicaca e il vicino Paccarictambo, proprio come narrano i due miti fondamentali degli Inca. Come il DNA spiega la leggenda.

Sapremo presto di più sulla storia di una delle maggiori civiltà precolombiane, purtroppo distrutta dagli europei?

Il lavoro è stato finanziato con fondi del Genographic Project (Geno 2.0) e pubblicato su Molecular Genetics and Genomics.

Per altre informazioni sulla popolazione Inca leggi anche:

Roberta De Carolis

Foto di copertina: Universidad de San Martin de Porres 

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