Loving Vincent, il primo film dipinto ad olio che racconta il pittore olandese

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I capolavori di Vincent van Gogh prendono vita al cinema, grazie al primo lungometraggio interamente dipinto su tela. Si chiama Loving Vincent e la sua particolarità è che i frame sono realizzati da più di 100 artisti provenienti da tutto il mondo. Ma attenzione sarò sul grande schermo solo oggi, domani e dopodomani (16-17 e 18 ottobre).

Il progetto iniziato nel 2014 è un omaggio al pittore olandese e ripercorre la vita e l'arte attraverso 120 dei suoi dipinti e circa 800 lettere personali. I 125 artisti scelti per dipingere riprendono tutti il suo stile per una lavorazione che è durata quasi tre anni: ogni scena è stata girata dal vivo e poi dipinta seguendo le pennellate di Van Gogh.

In 80 minuti di film ci sono più di 65mila singoli dipinti a olio realizzati da pittori che hanno seguito un corso di formazione per imparare lo stile del celebre olandese.

Dopo il successo di “Van Gogh Alive – The Experience” che ad oggi si conferma la mostra multimediale più visitata al mondo, adesso c’è quindi una nuova esperienza visiva: un appuntamento nato dal connubio tra arte e tecnologia, offrendo l’opportunità di conoscere in modo originale uno degli artisti più amati di sempre.

“Definito come un martire, un satiro lussurioso, un folle, un genio e un fannullone, e spesso anche travisato e oscurato dal mito e dal tempo, il vero Vincent viene improvvisamente svelato dalle sue lettere. Ispirandosi al suo ultimo scritto, quello in cui annotava “Non possiamo che parlare con i nostri dipinti”, Loving Vincent ha scelto di partire dalle parole dell’artista, lasciando che fossero proprio i dipinti a raccontare la storia e l’opera del pittore olandese esposto nei più importanti musei del mondo, da Amsterdam a New York, da Londra a Mosca, da Parigi a Dallas”, si legge nella sinossi del lungometraggio.

Il film scritto e diretto da Dorota Kobiela & Hugh Welchman si è già aggiudicato il Premio del Pubblico all’ultimo Festival d’Annecy e sarà nelle sale solo tre giorni. Loving Vincent è stato definito come un lungometraggio poetico e seducente che mescola arte, tecnologia e pittura.

“Del resto la forma d’arte di questo film è differente dalla pittura. Se la pittura fissa uno specifico momento della realtà, il film appare fluido, sembra muoversi tra lo spazio e il tempo”, si legge ancora.

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Per questo, il Painting Design Team ha impiegato un anno per immaginare i quadri di van Gogh come se fossero un film: 94 quadri sono riprodotti in una forma simile a quella originale e più di 31 dipinti sono rappresentati parzialmente.

Nella narrazione ci sono opere come Caffè di notte, Campo di grano con volo di corvi, Notte stellata, ma anche ritratti e autoritratti di van Gogh, correlati da introduzioni ad hoc, un itinerario che diventa anche occasione per scoprire le lettere inviate al fratello Théo van Gogh che si era tolto la vita.

Il viaggio inizia in Francia nell’estate del 1891, quando Armand Roulin, un giovane inconcludente e privo di aspirazioni, riceve da suo padre, il postino Joseph Roulin, una lettera da consegnare a mano a Parigi.

Il destinatario è Théo van Gogh, fratello del pittore che si è da poco tolto la vita. Armand non è per nulla felice della missione affidatagli: è imbarazzato dall’amicizia che legava suo padre e Vincent, un pittore straniero che si è tagliato l’orecchio ed è stato internato in un manicomio locale. Ma a Parigi non c’è alcuna traccia di Théo.

La ricerca condurrà Armand da Père Tanguy, commerciante di colori, e quindi nel tranquillo villaggio di Auvers-sur-Oise, a un’ora da Parigi, dal medico che si occupò di Vincent nelle sue ultime settimane di vita, il Dottor Paul Gachet.

Conosceremo così la locanda dei Ravoux, dove Vincent soggiornò per le ultime dieci settimane e dove il 29 luglio 1890 morì per un proiettile nell’addome. Qui Armand incontrerà anche la figlia del proprietario, Adeline Ravoux, la domestica e la figlia del dottore.

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Dominella Trunfio