Le immagini del piccolo Kirill fanno male, ma è questa la guerra (e non solo in Ucraina)

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A Mariupol, e in altre città, la gente attende di poter evacuare da giorni

A Mariupol, e in altre città, il prezzo da pagare diventa troppo alto di minuto e in minuto. Ogni singolo istante che passa costa caro e amaro, ogni singolo movimento è azzardato e sbagliato. E tra i j’accuse di Zelensky e le finte tregue annunciate, c’è di mezzo un mare grosso così di occhi terrorizzati e manine dietro ai vetri.

Manine che non hanno più vita. Sì anche quelle. Come quelle di uno scricciolo di 18 mesi ferito in un bombardamento proprio a Mariupol. Nessuno sapeva nemmeno l’esistenza di questa città, fino a questi giorni concitati di guerra. Fino al giorno X in cui Marina Yatsko e il suo compagno Fedor si precipitano in ospedale con in braccio proprio lui, il piccolo Kirill.

C’è chi parla di “pornografia” della guerra, questo sbattere in faccia con foto e filmati continui la realtà che si vive ora in quella terra. Ma le foto ci sono, e – lo vogliate o no – raccontano e fanno il loro dovere. Anche crudele.

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Marina e Fedor si sono precipitati in ospedale venerdì dopo che il loro figlioletto Kirill era stato ferito sotto le bombe. Il fotografo dell’Associated Press Evgeniy Maloletka ha catturato la scena mentre gli operatori sanitari cercavano freneticamente di salvare la vita del bimbo.

Non è sopravvissuto. Copertina insanguinata e una manina che aveva già lasciato la vita. Kirill non è sopravvissuto.

Con temperature notturne appena sopra lo zero, la guerra ha fatto precipitare la città nell’oscurità, interrompendo la maggior parte dei servizi telefonici e sollevando l’ombra lunga della rovinosa carenza di cibo e di acqua. Senza collegamenti telefonici, non si sa effettivamente dove portare i feriti.

E allora eccolo quell’uomo che si precipita attraverso le porte di un ospedale portando disperatamente un bambino ferito avvolto in una coperta celeste macchiata di sangue. La ragazza dietro, la madre del bambino, ha il volto straziato in cerca di urgenza.

Gli operatori ospedalieri si accalcano cercando di salvare la vita di Kirill, ma non c’è niente da fare.

Mentre Marina e Fedor si stringono e la loro immagine è stata definita “La pietà”, il personale sconvolto si siede sul pavimento e cerca di riprendersi prima che arrivi la prossima emergenza.

È una scena ripetuta più e più volte a Mariupol.

Giorni prima, gli operatori ospedalieri avevano prelevato una bambina di 6 anni ferita da un’ambulanza mentre sua madre era sola, indifesa. È sempre Evgeniy Maloletka a raccontarcelo:

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Fonte: AP News

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.

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