Davvero il Governo vuole togliere lo SPID?

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Il Governo Meloni è davvero intenzionato a mandare in pensione lo SPID, sistema che ad oggi è stato attivato da oltre 30 milioni di italiani? Ecco qual è il piano del nostro esecutivo

Per molti italiani, specialmente per le fasce più anziane della popolazione, creare lo SPID e capirne i suoi meccanismi si è rivelata un’impresa. Il Sistema Pubblico di Identità Digitale, istituito nel 2014, è detestato da chi ha poca dimestichezza con la tecnologia. Nelle ultime ore in tanti si stanno domandando se il Governo Meloni ha davvero deciso di abbandonare una volta per tutte lo SPID, che permette di accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati aderenti.

Tutto nasce dalle parole di Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con delega all’Innovazione tecnologica che durante l’evento che celebrava i 10 anni di Fratelli d’Italia ha annunciato:

Cerchiamo di spegnere gradualmente Spid che raccoglie una serie di identità digitali e facilitare l’azione delle nostre imprese e dei cittadini con la Pubblica amministrazione. D’accordo tutti dobbiamo cominciare a spegnere lo Spid e avere la carta d’identità elettronica come unica identità digitale.

Il suo intervento ha creato parecchia confusione fra i cittadini. Per fare chiarezza Butti è poi intervenuto in una lettera inviata al Corriere della Sera, in cui fa sapere che l’intenzione dell’esecutivo non è di dire addio all’identità digitale ma di optare per una migrazione dallo SPID alla Carta d’identità elettronica (Cie).

Il Governo punta alla Carta d’Identità Elettronica

Abbiamo un’idea definita: non vogliamo eliminare l’identità digitale, ma averne solamente una, nazionale e gestita dallo Stato (proprio come quella che gli italiani portano nel loro portafogli dal 1931). Stiamo lavorando, sulla base di questa idea, sondando le necessità di tutti gli stakeholder coinvolti.

I primi esiti dei nostri colloqui sono incoraggianti e li puntualizzeremo nei prossimi mesi con estrema trasparenza. – spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – Perché vogliamo fare questo? Per semplificare la vita in digitale dei nostri cittadini, per aumentare la sicurezza (perché più credenziali e strumenti di accesso significano più rischi), per rendere più accessibili i servizi digitali e, infine, per risparmiare (perché SPID ha un costo per lo Stato). La Carta d’Identità Elettronica è un’identità digitale equivalente e sotto diversi profili migliore rispetto allo SPID.

Al momento, però, anche la Carta d’Identità Elettronica, presenta parecchi punti deboli, a partire dalle tempistiche (spesso troppo lunghe) con le quali viene rilasciata e che variano da comune a comune.

Per ottenerla, inoltre, i cittadini devono pagare 16,79 euro e recarsi fisicamente presso un ufficio comunale. La CIE è ancora poco usabile da Pc e smartphone, perché richiede un lettore smartcard da collegare, o uno smartphone con lettore RFC (per intenderci, quello che possiamo usare al posto della carta di credito). Anche se alcuni telefonini di nuova generazione sono dotati di tecnologia RCF, restano ancora alcuni ostacoli. Si tratta di questioni già note e che oggi stiamo quindi affrontando.  – sottolinea Butti – Vorremmo lavorare per assicurare il rilascio della CIE da remoto, a costo zero e in 24 ore, e per garantirne la sua usabilità, attraverso soluzioni semplici almeno quanto lo SPID.

L’attuale sistema SPID non rappresenta la soluzione ideale pecondo il Governo, innanzitutto perché è gestito in concessione da una decina di privati, al contrario della CIE che è affidata al Ministero dell’Interno e alle amministrazioni comunali.

Nei prossimi mesi occorrerà coinvolgere i fornitori di identità digitale. – conclude Butti – Un’idea potrebbe essere chiedere loro un supporto alla migrazione a CIE, favorendo una transizione negoziata tra i due sistemi. Sia SPID che CIE sono “identità digitali EIDAS”, notificate a Bruxelles. La migrazione andrà pertanto gestita a livello europeo, spiegandone il senso e, soprattutto, notificando tempestivamente eventuali variazioni tecnologiche necessarie a rendere la CIE più usabile. A beneficio dei nostri cittadini e delle nostre imprese.

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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