Un piccolo dettaglio nella tua retina potrebbe essere la spia inaspettata della salute del tuo cervello

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Gli autori di questo studio sperano che fra qualche anno possa bastare un semplice esame oculistico per la diagnosi precoce dell'Alzheimer

L’Alzheimer è una patologia insidiosa che si sviluppa in modo latente: possono passare anche anni prima che i sintomi inizino a manifestarsi, anche se la persona è di fatto già malata. Scoprire nuove metodologie di diagnosi precoce può aiutare a trattare la malattia in modo efficace sin dalle sue prime fasi, prima che il declino cognitivo diventi fuori controllo.

Un nuovo studio ha dimostrato che l’assottigliamento della retina sarebbe legato alle prestazioni cognitive e, quindi, potrebbe rappresentare un indicatore efficace dell’eventuale sviluppo di patologie neurodegenerative, come appunto l’Alzheimer o la demenza. Questa scoperta sorprendente potrebbe aprire la strada a nuove metodologie di diagnosi precoce: tra qualche anno potrebbe bastare un semplice esame oculistico per verificare la presenza di condizioni di declino cognitivo.

Dato che non siamo stati in grado di curare l’Alzheimer avanzato e che la prevalenza globale della malattia è in aumento, essere in grado di identificare le persone nella fase preclinica, quando potremmo ancora avere la possibilità di intervenire, è davvero importante – spiega la ricercatrice Ashleigh Barrett-Young, autrice dello studio.

Lo studio, condotto in Nuova Zelanda, ha elaborato i dati dell’archivio Dunedin, che contiene informazioni sui bambini nati all’inizio degli anni ’70. A cinquant’anni dalla nascita, un sottogruppo del campione Dunedin (865 adulti maschi e femmine) sono stati sottoposti ad una scansione oculare e ad alcuni test neuropsicologici; in questa occasione è stato misurato anche lo spessore di due diversi punti della retina oculare, ovvero gli strati di fibre nervose retiniche e quelli di cellule gangliari.

(Leggi anche: Demenza: questa dieta può ridurre il rischio di Alzheimer di oltre il 50% secondo uno studio)

I risultati dei test hanno dimostrato che i partecipanti con una retina più sottile sono anche quelli che hanno ottenuto un punteggio più basso nei test cognitivi – anche se non è stata ancora trovata un’associazione fra l’assottigliamento della retina e il declino delle prestazioni cognitive fra l’infanzia e l’età adulta: l’assottigliamento della retina registrato nella mezza età potrebbe anche essere collegato all’invecchiamento generale dell’organismo e non necessariamente ad una forma di declino cognitivo patologico.

Insomma, una retina più sottile potrebbe essere un indicatore della salute generale del cervello, e sono già numerosi gli studi che confermano questa connessione fra occhio e cervello: uno studio condotto nel 2018 su adulti sani e affetti da demenza ha dimostrato come un assottigliamento anomalo della retina possa precedere il declino cognitivo e le diagnosi di demenza.

Tuttavia, si tratta ancora di risultati contrastanti e non di una diretta consequenzialità fra assottigliamento e diagnosi. Sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio il processo e capire se l’assottigliamento della retina sia sempre l’anticamera dell’Alzheimer o se possa essere connesso anche ad altre patologie o a particolari stili di vita.

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Fonte: JAMA Ophthalmology

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

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