Quasi il 70% delle diete nel mondo è di origine “straniera”, questa mappa lo dimostra per la prima volta

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Ogni volta che culture differenti si sono incontrate, hanno scambiato soprattutto alimenti – e grazie a questo il mondo è molto più ricco

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Ogni volta che culture differenti si sono incontrate, hanno scambiato soprattutto alimenti e ricette – e grazie a questo ora il mondo è molto più ricco e variegato

Globalizzazione è una parola sulla bocca di tutti al giorno d’oggi, soprattutto in questi tempi di pandemia. In senso generale, si riferisce alla sempre maggiore interdipendenza fra le economie e le culture di ogni parte del mondo: tutti noi pensiamo alle etichette “Coca-Cola” o “Made in China” come esempi di un mondo sempre più globalizzato.

Ma la globalizzazione non è un fenomeno così prettamente moderno e come lo intendiamo oggi: alcuni ritengono sia iniziato addirittura durante l’epoca di Gengis Khan (XIII secolo d.C.) o in seguito allo svilupparsi dei commerci lungo la Via della Seta. In ogni caso, qualunque sia stata la data di inizio della globalizzazione, ciò che è certo è che il fenomeno sia passato in primo luogo attraverso il cibo. La maggior parte dei prodotti presenti sulle nostre tavole non è locale – e non ci riferiamo all’avocado o al mango di provenienza certamente tropicale: anche ortaggi e frutti che fanno ormai parte della nostra agricoltura da secoli, come pomodori o patate, hanno in realtà un’origine lontana.

Un nuovo studio, infatti ha dimostrato che quasi il 69% delle diete di tutto il mondo è costituito da colture straniere, ovvero da piante selezionate dall’uomo per la coltivazione in una regione completamente diversa da quella in cui oggi si trovano. Per esempio, il continente nordamericano ci ha dato le zucche, i girasoli, i mirtilli; il Sud America, invece, ci ha trasmesso le colture di patate, pomodori, cacao, ananas; riso, anguria e caffè sono originari dell’Africa, mentre l’Asia ha contribuito con mandarini, pesche, cetrioli, spinaci e melanzane; l’Europa, infine, è patria natia di moltissimi frutti deliziosi come le mele, le ciliegie e le noci. Insomma, una commistione di sapori, odori e colori che rende oggi le nostre diete così variegate e ricche.

(Leggi anche: Fagioli e lenticchie ci salveranno! Dobbiamo coltivare più legumi per ridurre pesticidi e nutrire davvero la terra)

In antichità, i commercianti non si scambiavano solo i prodotti già cresciuti e pronti per essere consumati, ma anche i semi e le tecniche di coltivazione. Per molta parte della sua storia, l’essere umano ha vissuto in condizioni di carestia alimentare per cui, ogni qualvolta che una nuova coltura proveniente da lontano veniva introdotta in un territorio, iniziavano immediatamente esperimenti ed innesti per adattarla al terreno e al clima locali. Questo ha dato vita alle varietà regionali che conosciamo oggi.

L’interazione dell’Europa con il cosiddetto Nuovo Mondo, in seguito alla scoperta dell’America alla fine del XV secolo, è emblematica in questo senso perché rappresenta il più consistente scambio di colture in un piccolo periodo di tempo. Non molto tempo dopo lo spartiacque del 1492, infatti, le colture del vecchio continente (frumento, orzo, riso e rapa) attraversarono l’Atlantico, mentre granturco, patate, cacao e manioca raggiunsero l’Europa. Grazie a questa mappa messa a punto dai ricercatori è possibile osservare come ogni regione del mondo ha contribuito con delle colture basilari alle diete di tutto il mondo.

@ CIAT

La mappa mostra l’origine di 151 delle colture fondamentali attualmente presenti nel mondo e offre alcuni spunti interessanti su come l’umanità abbia avuto accesso al cibo nel corso dei secoli: per esempio, i ricercatori hanno scoperto che le regioni del mondo che non hanno dato origine a nessuna coltura fondamentali sono anche quelle maggiormente dipendenti dalle colture straniere.

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Fonte: CIAT

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Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

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