Gli integratori di vitamina D non funzionano se sei in sovrappeso, lo studio

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Una recente ricerca ha rivelato che l’integrazione con vitamina D potrebbe non funzionare nei soggetti obesi o in sovrappeso, a causa del grasso corporeo che non permette al corpo di metabolizzare la vitamina

Integrare la vitamina del sole è vitale per mantenere le ossa forti, rafforzare il sistema immunitario, e ridurre il rischio di morte per cancro.

Ma, secondo uno studio, gli integratori di vitamina D potrebbero non funzionare se si è in sovrappeso oppure obesi.

Infatti, dalla ricerca si è notato che le persone in sovrappeso o obese – un fattore di rischio per una serie di problemi di salute tra cui cancro, malattie cardiache e ictus – hanno avuto un beneficio “minimo” dagli integratori.

Il motivo? Gli scienziati ritengono che le persone che hanno troppo grasso nei loro corpi facciano fatica a metabolizzare gli integratori di vitamina D.

Lo studio ha scoperto che avevano livelli significativamente più bassi di vitamina D nel sangue rispetto alle persone sane che assumevano le stesse pillole.

La dott.ssa Deirdre Tobias, epidemiologa del Brigham and Women’s Hospital che ha guidato la ricerca, ha dichiarato:

Abbiamo osservato notevoli differenze dopo due anni, indicando una risposta attenuata all’integrazione di vitamina D con un indice di massa corporea (BMI) più elevato. Sembra che accada qualcosa di diverso con il metabolismo della vitamina D a pesi corporei più elevati, e questo studio può aiutare a spiegare i risultati ridotti dell’integrazione per le persone con un BMI superiore.

Leggi anche: Vitamina D: come mantenere alti i livelli in inverno ed evitare una carenza

Lo studio

Per lo studio – pubblicato su JAMA Network Open – i ricercatori hanno rianalizzato i dati di uno dei più grandi e più longevi studi sulla vitamina D fino ad oggi, lo studio VITAL con sede negli Stati Uniti.

Questo ha monitorato 26.000 persone che hanno assunto integratori giornalieri di vitamina D per circa cinque anni tra il 2010 e il 2018.

Tutti i partecipanti avevano più di 50 anni e non avevano il cancro o malattie cardiovascolari all’inizio dello studio.

La metà ha assunto pillole contenenti 2.000 unità (UI) di vitamina D al giorno; l’altra metà è stata inserita nel gruppo placebo che ha preso una pillola fittizia.

I ricercatori di Brigham volevano vedere se il peso corporeo aveva un ruolo, hanno quindi analizzato nuovamente i dati di un sottogruppo più piccolo di 16.000 partecipanti che avevano anche eseguito analisi del sangue all’inizio della sperimentazione e fino a due anni dopo lo studio.

Il campione comprendeva 6.600 persone che avevano un indice di massa corporea (BMI) nella categoria sovrappeso, e 4.400 che erano nel gruppo obeso o patologicamente obeso.

I risultati hanno mostrato che entrambi i gruppi hanno visto un aumento dei livelli di vitamina D nel sangue durante lo studio.

Ma l’aumento è stato significativamente più alto nel gruppo che non era in sovrappeso o obeso.

Gli studiosi hanno dichiarato:

Questo studio fa luce sul motivo per cui stiamo assistendo a una riduzione dal 30 al 40% dei decessi per cancro, delle malattie autoimmuni e di altri esiti con l’integrazione di vitamina D tra coloro con un BMI inferiore. L’analisi dei dati VITAL ha rilevato che l’integrazione di vitamina D era correlata a effetti positivi su diversi esiti di salute, ma solo tra le persone con un BMI inferiore a 25.

Gli scienziati hanno, inoltre, suggerito che le persone in sovrappeso o obese potrebbero avere livelli più bassi di vitamina D perché le cellule adipose assorbono meglio la vitamina rispetto ad altre.

Hanno anche suggerito che il sovrappeso potrebbe “compromettere” la capacità del corpo di produrre o elaborare la vitamina D, portando a una carenza.

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Fonte: JAMA Network

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Laureata in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza. Ha diversi anni di esperienza nella comunicazione digitale. Appassionata di beauty, fitness, benessere e moda sostenibile.

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