biciclette_rubate

Non c’è lucchetto o catena che tenga. Che venga lasciata legata a un palo o a una rastrelliere, la vostra bicicletta rischia di scomparire nel nulla e di non esserci più al vostro ritorno. C’è chi dice che i ladri sappiano addirittura come sfilare i pali e prendersi la bici. Chi racconta che un camion giri di notte per farne incetta. Ma che sia mattina, pomeriggio o notte, nessuna zona delle città è immune. I i veicoli più eco-friendly del mondo, unico mezzo di trasporto senza targa e senza proprietario, fanno gola ai ladri, che continuano indisturbati a sottrarli ai proprietari. Tra questi ultimi, scaltramente gabbati, regna la più assoluta rassegnazione al fenomeno. Ma non tra i ciclisti di Oxford, dove la comunità Cycle Oxford è passata al contrattacco. E con una soluzione da XXI secolo.

Hanno deciso di rendere difficile la vita ai ladri, nel tentativo di ostacolare le loro vendite. Come? Condividendo sui social network Twitter, Flickr e Facebook i dati e le foto delle bici rubate. E creando anche un’applicazione gratuita per smartphone (qui quella per iPhone e qui quella per Android), che aiuterà i nuovi “tecno- ciclisti” a capire quali biciclette vengono rubate e dove.

applicazione_oxford

Dan Harris, del Cycle Oxford, ha spiegato che l’iniziativa è nata dopo un’ondata senza precedenti di furti di veicoli da capannoni e garage, avvenuta proprio in questo mese: “la settimana scorsa è stata straordinaria. Lavoro nel commercio delle bici a Oxford da oltre 10 anni e non ho mai visto una serie di furti come questa".

Già più di 30.000 persone hanno visitato le foto delle bici rubate pubblicate sul web, quasi 1.500 sono i seguaci su Twitter e in 200 hanno scaricato l'applicazione di telefonia mobile.

furti_biciclette_oxford

Dati che confermano che questa soluzione “moderna” potrebbe effettivamente aiutare a risolvere questo annoso problema, che anche in Italia si fa sentire forte: secondo una statistica, nel Bel Paese viene rubata una bicicletta nuova su tre, cioè l’8-10% delle bici in circolazione, per un valore annuo di 100 milioni di euro. Un fenomeno talmente diffuso che la maggior parte delle vittime di furto nemmeno lo denunciano. Come se fosse una cosa normale, alla quale bisogna abituarsi. Tutti sopportano, ma nessuno se ne cura. Perché non creare allora un’iniziativa simile anche in Italia? Grazie ai social network, i ladri di bicilette dello stivale potrebbero avere vita breve.

Roberta Ragni

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