Zone a basse emissioni contro lo smog: cosa sono, quante ne esistono e come sta messa l’Italia

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Nel Vecchio Continente è boom di zone a basse emissioni (LEZ) per combattere l'inquinamento, ma in Italia questo sistema virtuoso fa fatica a decollare. Vediamo di che si tratta e perché le LEZ sono così importanti per il clima e la salute dei cittadini

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In Europa “proliferano” le zone a basse emissioni (LEZ), dove sono regolati i veicoli più inquinanti. Dal 2019 ad oggi c’è stato un vero e proprio boom: sono aumentate, infatti, del 40%. In totale al momento si trovano in 320 città del Vecchio Continente ed entro il 2025 si prevede quasi un raddoppiamento. Un’ottima strategia per combattere lo smog e permettere quindi ai cittadini di respirare un’aria un po’ più pulita.

Peccato, però, che il nostro Paese si distingua in maniera positiva. L’Italia è infatti la nazione che fa da fanalino di coda, come emerge dai dati presentati nel report della campagna Clean Cities, appena presentata. Ma cosa sono esattamente le zone a basse emissioni e come funzionano? E dove si trovano?

LEZ: cosa sono?

Le zone a basse emissioni (LEZ) sono aree in cui è regolato l’accesso alle auto e agli altri veicoli più inquinanti. Praticamente rappresentano la versione smart delle zone a traffico limitato (ZTL). Quest’ultima prevede il divieto di circolazione a tutti i veicoli, mentre la LEZ lo regola in base a livello di inquinamento che provoca. Questa strategia ha un impatto ambientale non indifferente. Per fare in esempio a Londra le emissionidi CO2 generate dai trasporti sono state ridotte del 13% nei sei mesi in cui è stata attivata l’Ultra Low-Emission Zone (ULEZ);

Dove si trovano le zone a basse emissioni?

Sono ben 320 le città europee che prevedono una zona a basse emissioni e nel 2025 dovrebbero diventare 507, in particolare a seguito dell’entrata in vigore di nuove leggi nazionali in Francia, Spagna e Polonia che supportono delle strategie di lotta all’inquinamento urbano.

Fra le metropoli del Vecchio Continente in cui le LEZ sono attive troviamo Parigi, Londra e Berlino. Ben 30 città, sparse fra il Regno Unito, i Paesi Bassi e la Scandinavia, si sono impegnate fare di più per l’ambiente. Si sono prefissate, infatti, l’obiettivo di trasformare loro zone a basse emissioni in zone a zero emissioni.

In questa mappa vengono mostrate le città che intendono raggiungere questo ambizioso traguardo:

mappa zone basse emissioni europa

@Clean Cities

L’Italia fa da fanalino di coda

Com’è la situazione in Italia? Come anticipato, nel nostro Paese – ahinoi! – la situazione è del tutto deludente. Da noi non mancano le restrizioni previste – a livello regionale e provinciale – per i veicoli inquinanti (specialmente in determinate fasce orarie), ma siamo ancora parecchio indietro rispetto a tantissime altre città europee, visto che quelle che possono essere considerate davvero zone a basse emissioni (sul modello di Area C e B di Milano per intenderci) sono una rarità.

Il problema è che le LEZ italiane non sono sottoposte a controlli adeguati, con varchi elettronici e sistemi efficaci.

“Le zone a basse emissioni funzionano. È però essenziale che i sindaci comunichino efficacemente e per tempo, e che siano presenti misure di supporto alla transizione, quali ad esempio schemi che diano un accesso gratuito ai servizi di trasporto pubblico e di sharing mobility a fronte della rottamazione dei veicoli inquinanti. Le automobili stanno soffocando le nostre città, è ora di ricominciare a respirare” commenta Claudio Magliulo, responsabile italiano della campagna Clean Cities.

Inoltre, al contrario di tante altre città europee, nessuna di quella italiana sta pianificando di trasformare le proprie LEZ in zone a zero emissioni entro il 2030. Un vero paradosso visto che ben 9 comuni – ovvero Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino – sono state selezionate di recente dalla Commissione Europea per la missione “100 Climate-Neutral and Smart Cities”,

“È evidente che se le città italiane fanno sul serio, non potranno raggiungere la neutralità climatica senza eliminare dalle proprie aree urbane i veicoli inquinanti nell’arco di questo decennio. Si tratta di una sfida complessa, ma tecnologicamente alla nostra portata. Servono lungimiranza, coraggio politico e attenzione al creare una transizione giusta che non lasci indietro nessuno” sottolinea Magliulo.

E, intanto, mentre tanti altri Paesi ci danno una bella lezione, l’aria delle città italiane continua ad essere avvelenata dello smog e i cittadini sono condannati ad ammalarsi per via dell’inquinamento…

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Fonte: Clean Cities

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe

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