Foraging: cos’è e i consigli per riscoprire l’antico valore delle piante selvatiche commestibili

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Ci appartiene da sempre, l’idea che è dalla natura che possiamo prelevare quanto serve a noi per sostenerci. Non è “arte predatoria”, no. È semplicemente quel rapporto di dare e avere dall’ambiente in cui ci stabiliamo.

È il foraging e lo abbiamo praticato da sempre per poter sopravvivere. Come? Ce lo spiega Valeria Margherita Mosca, con la quale abbiamo raggiunto lo splendido Parco del Curone, in Lombardia, a bordo di una Lynk & Co 01

È una disciplina molto semplice, molto concreta, ma che in realtà ci avvicina all’ambiente in maniera molto positiva”,

così la forager e guida escursionistica ambientale Valeria Margherita Mosca ci parla della sua meravigliosa attività totalmente immersa nel verde.

Con lei, e con Lynk & Co., abbiamo raggiunto il Parco del Curone, un angolo di paradiso a due passi da Lecco, in Lombardia

Il foraging è un’occasione di scoperta e incontro con la natura, e insieme a Valeria, founder del wild food lab Wood*ing ed esperta di sviluppo sostenibile, siamo andati attraverso un percorso unico alla scoperta del territorio.

Cos’è il foraging

Foraging è il termine inglese che indica l’attività di raccolta in ambienti selvatici di specie vegetali o animali adatte al nutrimento umano, proteggendo l’ambiente che ci circonda in maniera ecosostenibile. È un’attività che può essere profondamente ecologica e col foraging, esaltando la biodiversità naturale, si possono anche scoprire sapori nuovi o riscoprire tradizioni antiche.

E proprio le tradizioni antiche sono quelle che ci hanno portato sin qui. In realtà, infatti, il foraging è qualcosa che ci appartiene da sempre, perché noi siamo nati raccoglitori e cacciatori, non certo agricoltori o allevatori.

L’abbiamo praticato per nostra sussistenza – ci spiega Valeria col sottofondo di un mare di cicale – perché più o meno fino alla fine del 1800 raccogliere era fondamentale per la vita di intere famiglie. Generalmente, il popolo, per persone meno abbienti, doveva ingegnarsi e andare a raccogliere. Poi, con l’industrializzazione e la globalizzazione alimentare ci siamo praticamente tutti dimenticati di saper raccogliere e abbiamo perso il rapporto di fatica con l’origine della materia.

Un discorso che, però, non vale per ogni area del mondo. Ci sono zone, infatti, in cui il cibo selvatico è ancora una risorsa enorme.

L’ABC del perfetto forager

Il foraging non è un’attività da improvvisare dall’oggi al domani, perché è molto semplice incappare in errori che potrebbero anche rivelarsi pericolosi, se non fatali. Non sono solo i funghi a mietere vittime, insomma, ma è bene – per esempio – saper distinguere il mughetto dall’aglio orsino o le bacche di belladonna dai mirtilli.

Non basta, quindi, studiare sui libri, ma è necessaria anche una certa preparazione sul campo con l’aiuto almeno iniziale di persone competenti.

Il perfetto forager, poi, è una persona abituata a camminare molto e con un buon senso dell’orientamento, che porta con sé coltello, forbici e delle borse di cotone. E, soprattutto, è persona coscienziosa che non mette in pericolo sé stesso ma nemmeno le specie rare, non lascia tracce, non danneggia l’ambiente in alcun modo e rispetta la quota di raccolta del 5% (ovvero non portare mai via più di quella percentuale di una specie o di una singola pianta).

Il nostro viaggio in Lynk & Co

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Al Parco del Curone ci siamo arrivati, da Milano, completamente in elettrico, in un’auto che apre alle meraviglie del futuro.

È Lynk & Co, un Mobility service nato pochi anni fa, non tanto per concentrarsi sull’auto, quanto sul concetto di mobilità. E lo fa in maniera ineccepibile. Con Lynk & Co, il classico acquisto è possibile, ma la formula più innovativa è quella dell’abbonamento on-demand, la possibilità, cioè, di rinoleggiare l’auto quando non la usiamo.

Obiettivo, infatti, è quello di abbattere il numero di auto ferme.

Oggi, mediamente, l’automobile viene utilizzata solo per il 4% del tempo e per il resto rimane parcheggiata. Motivo per cui, secondo Lynk & Co, occorre compiere passi radicali per rendere la mobilità più sostenibile. Esiste infatti anche la possibilità di sottoscrivere una membership gratuita e prendere in prestito un veicolo da altri soci, pagando una tariffa prestabilita con il lender su base oraria o per l’intera giornata.

La possibilità di condividere un’auto senza problemi comporta numerosi vantaggi. La piattaforma di sharing consente agli iscritti di condividere risorse e ridurre il numero totale di auto che occupano le strade.

Per rendere tutto ancora più facile, Lynk & Co ha creato una piattaforma di condivisione che i membri usano per gestire le prenotazioni e condividere la posizione del veicolo. La chiave digitale sul cellulare può essere condivisa praticamente da qualsiasi luogo.

Un concetto di mobilità, quindi, che diventa accessibile a più persone, con la conseguenza, netta e concreta, che si riducono parcheggi e traffico. Il servizio però non è ancora attivo in Italia, dobbiamo aspettare ancora un po’.

Se non è rivoluzione questa?

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