Menù vegano nelle mense: multe salate alle scuole che non lo prevedono

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Menù vegano in mensa altrimenti la scuola riceve una multa. È la proposta depositata in Parlamento che riguarda le mense scolastiche e altri punti di ristoro e che prevede multe fino a 18mila per quelle mense che non prevedano menù vegetariani e vegani.

È questo l’oggetto del disegno di legge dal titolo “Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana”, presentata nei mesi scorsi e ora assegnata alle competenti commissioni al Senato per l’esame, che annuncia sanzioni salatissime per l’assenza dell’opzione vegana e vegetariana da 3mila a 18mila euro.

Già realtà in molti Comuni italiani, il menù vegano rientra tra i diritti di chiunque voglia richiedere alimenti alternativi. Ma purtroppo spesso i genitori incontrano svariate difficoltà quando si rivolgono a scuole, mense e agli stessi Comuni.

Nelle mense pubbliche, convenzionate, private o che svolgono in qualsiasi modo servizio pubblico, nelle mense che svolgono servizio per le scuole di qualsiasi ordine e grado, compresi gli asili nido, nelle mense universitarie e nei luoghi in cui i lavoratori consumano i propri pasti a causa dell’impossibilità di fare rientro per il pasto al proprio domicilio, quali bar e ristoranti convenzionati nati con i luoghi di lavoro, devono essere sempre previsti e pubblicizzati almeno un menù vegetariano e uno vegano in alternativa alle pietanze contenenti prodotti o ingredienti di origine animale previste nel menù convenzionale […] e che devono essere strutturati in modo da assicurare un apporto bilanciato di tutti i nutrienti”.

Così espone la proposta di legge, che vuole garantire concretamente a i vegani e i vegetariani lo stesso diritto di scegliere cosa mangiare e dove e detta tutte le sanzioni in caso di violazione delle disposizioni: una sanzione amministrativa pecuniaria da 3mila a 18mila euro, nonché il provvedimento di sospensione della licenza di esercizio per la durata di trenta giorni lavorativi. In caso di recidiva delle violazioni, la sanzione amministrativa pecuniaria è aumentata di un terzo e la licenza di esercizio è revocata.

In Italia sta aumentando con una certa velocità il numero dei vegetariani e dei vegani: negli ultimi anni, a partire dal 2002, sono raddoppiati, passando da 3 a 6 milioni. Secondo il Rapporto Eurispes 2018, in Italia il 6,2% del campione si dichiara vegetariano, valore che risulta in crescita rispetto alla rilevazione del 2017 di 1,6 punti percentuali (erano il 6,5% nel 2014; il 5,7% nel 2015; il 7% nel 2016 e il 4,6% nel 2017).

Nonostante la sempre più crescente diffusione, però, le persone che abbracciano questo stile alimentare, in particolare i vegani, incontrano molte difficoltà quando mangiano fuori casa e in particolare nelle mense.

È per questo che quelle previste nel nuovo ddl sono misure restrittive di non poco conto, soprattutto se si considera che per ora la normativa italiana è ancora poco chiara rispetto ad altri Paesi europei e che le condizioni variano da Comune a Comune. A livello nazionale, il Ministero della Salute ha emanato delle “linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica” nelle quali si prevede la possibilità per i genitori di richiedere menù alternativi, con la sola autocertificazione e senza necessità di certificato medico. Ma, essendo linee guida, ogni Comune le recepisce apportandovi eventuali modifiche e con tutti gli iter burocratici annessi.

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Germana Carillo

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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