In Canada il burro non si scioglie più (e potrebbe essere colpa dell’olio di palma)

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In Canada si sta verificando uno strano fenomeno: il burro sembra non sciogliersi più bene, anche quando tenuto per un certo periodo di tempo a temperatura ambiente. Il problema potrebbe essere da imputare all’olio di palma presente nel mangime  delle mucche da latte.

Alcuni tipi di burro canadese restano più duri anche se tenuti per lungo tempo a temperatura ambiente. A segnalare questo cambiamento sono stati diversi consumatori e tra questi, per prima, Julie Van Rosendaal, autrice canadese di libri di cucina.

 

Julie Van Rosendaal ha poi scritto un articolo in cui ipotizzava che i cambiamenti nella consistenza del burro fossero conseguenza della pandemia che aveva fatto aumentare i consumi di questo ingrediente. Costrette a casa, infatti, le persone cucinavano di più e avevano bisogno di maggiori quantità di burro (un po’ come è successo in Italia per farina e lievito).

I produttori, di conseguenza, potevano essere intervenuti in qualche modo modificando l’alimentazione delle mucche. Ma di cosa si parla nel concreto? Di aver incrementato l’uso di sostanze a base di olio di palma nei mangimi, così da aumentare la produzione di latte e la quantità di grasso in esso contenuta, in modo da produrre più burro.

Le associazioni dei produttori hanno però smentito un utilizzo più consistente dell’olio di palma per far fronte alle richieste maggiori di burro.

Nonostante questo, è possibile che la nuova strana consistenza del burro sia da imputare proprio all’olio di palma che le mucche assumono tramite il loro mangime. L’ipotesi, tutta ancora da verificare, è che l’acido palmitico arrivi nel burro, alzandone il punto di fusione.

I produttori di latte hanno fatto sapere che effettivamente l’aggiunta di prodotti che contengono olio di palma all’alimentazione del bestiame è diventata comune, ma i critici affermano che viola una sorta di “contratto morale” sulla purezza del burro canadese.

Considerando, poi, che il burro sta perdendo la sua caratteristica di sciogliersi fuori dal frigorifero, l’associazione Dairy Farmers of Canada ha raccomandato ai produttori di interrompere la pratica per il momento, almeno fino a che le dovute indagini non faranno chiarezza. Gordon MacBeath, presidente dei Dairy Farmers of P.E.I., ha dichiarato:

“È solo una [misura] precauzionale per garantire che i consumatori mantengano la fiducia nei prodotti lattiero-caseari in tutto il Canada”.

La stessa associazione ha anche annunciato che sta mettendo insieme un gruppo di lavoro per studiare la questione dell'”integrazione di grassi nel settore lattiero-caseario”. Il gruppo includerà produttori, trasformatori, l’Associazione dei consumatori del Canada, nutrizionisti veterinari e scienziati che si occupano di animali.

Anche la Quebec Milk Producers Association sta esaminando l’uso del grasso di palma nei mangimi e afferma che seguirà le raccomandazioni del gruppo nazionale.

In realtà, non è una novità che nelle diete dei bovini vi sia il grasso di palma, utilizzato come una sorta di integratore energetico già da un decennio non solo in Canada ma anche negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Australia e in Nuova Zelanda.

In questi 10 anni in cui il grasso di palma è stato utilizzato per l’alimentazione dei bovini da latte, non sono stati rilevati problemi di salute per la mucca o modifiche al latte. È quanto affermato da MacBeath.

Alejandro Marangoni, professore di scienze alimentari all’Università di Guelph, ha detto che mentre i componenti dell’olio di palma presenti nel grasso del latte possono influenzare il punto di fusione del burro, non ci sono dati a sostegno delle affermazioni “sensazionaliste” di un grande indurimento.

In realtà potrebbero essere anche altre le ragioni di quanto sembra stia avvenendo al burro, comunque sempre legate all’alimentazione delle mucche.

“Per fare un esempio, quest’anno è stato molto secco, quindi la consistenza del foraggio e dell’erba che la mucca sta mangiando è diversa da quella dell’anno precedente. L’anno precedente abbiamo avuto l’uragano Dorian e questo ha cambiato la qualità del mais” ha dichiarato MacBeath.

Nell’attesa di capire cosa è accaduto davvero al burro canadese, nel Paese sembra si sia scatenato un vero e proprio “buttergate”.

Fonte: CBC / The global and mail

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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