sugar-tax

Nel Regno Unito è entrata ufficialemente in vigore il 6 aprile scorso, la “sugar tax” una tassa che penalizza l’utilizzo di zucchero in particolare nelle bevande, ad esempio quelle gassate. 

Inizia a concretizzarsi l’idea che circola già da anni e che si ritiene una possibile soluzione per limitare l’uso dello zucchero in bevande e alimenti: l’introduzione di una tassa su questo dolcificante.

E’ entrata infatti in vigore in tutta la Gran Bretagna la sugar tax sulle bevande zuccherate. Si tratta di un provvedimento differente dagli altri applicati fino ad oggi, sia per quanto riguarda la modalità che per l’obiettivo che si propone.  

L’iniziativa, infatti, non è stata pensata tanto per agire direttamente sui consumatori disincentivando il consumo di zucchero, quanto sulla pressione nei confronti dei produttori in modo che evitino il più possibile di utilizzare questo dolcificante o quanto meno si preoccupino di limitarlo fortemente in modo da non dover pagare di più per realizzare le proprie bibite. Il risultato che si intende ottenere è comunque lo stesso: incentivare dei prodotti in cui si abbassi il livello di questa sostanza che diverse ricerche hanno dimostrato essere dannosa, soprattutto se consumata in eccesso.

Nello specifico la tassa inglese prevede due fasce: una di 18 pence al litro nel caso di bevande che contengano più di 5 grammi di zucchero ogni 100 millilitri di liquido e l’altra di 24 pence al litro per le bevande con più di 8 grammi di zucchero ogni 100 millilitri di bibita. Ci sono però delle categorie di bevande che sono esenti dal provvedimento: succhi di frutta naturali e bibite a base di latte. Anche i piccoli produttori non dovranno pagare la nuova tassa. 

L’associazione dei produttori di bibite inglese, la British Soft Drinks Association, aveva definito la tassa “semplicemente assurda” ma alla fine le aziende aderenti si sono dovute adeguare (sostenendo tra l’altro che stavano già autonomamente cercando di limitare lo zucchero nelle loro bevande).

In effetti le entrate stimate con la nuova tassa, inizialmente di 520 milioni di sterline, sono state in realtà ridotte già nel 2017 a meno della metà (240 milioni di sterline).

Questo perché effettivamente nell’ultimo periodo le aziende, a conoscenza dell’arrivo della sugar tax (il provvedimento era stato annunciato ben due anni fa), si sono adeguate. La Lucozade, ad esempio, ha provveduto a riformulare le sue bevande. Oggi tutte contengono meno di 5 grammi di zucchero per ogni 100 millilitri e anche le più note Coca-Cola e San pellegrino si sono mosse.

La prima azienda ha fatto sapere che circa il 60% dei suoi prodotti eviteranno la nuova tassa, mentre la seconda che ha ridotto del 40% il contenuto di zucchero delle sue bibite.

Le entrate della nuova tassa saranno spese per attività sportive nelle scuole, quindi sempre finalizzate alla salute dei cittadini.

Sulla “sugar tax” in Uk e in Italia leggi anche:

Francesca Biagioli

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