“Basta pellicce in Europa”: gli attivisti di LAV occupano il Ponte di Rialto per dire stop alla sofferenza degli animali

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Due giorni di mobilitazione nazionale per chiedere finalmente lo stop alla produzione e al commercio di pellicce nel continente europeo

Libera Terra

Gli attivisti della LAV hanno “occupato” il famosissimo Ponte di Rialto, sul Canal Grande di Venezia, per accendere i riflettori sul commercio di pellicce che ancora resiste nel nostro continente. Infatti, se è vero che in Italia gli allevamenti di animali da pelliccia sono ormai vietati, e anche vero che in altri Paesi europei e ancora possibile allevare animali da pelliccia ed eventualmente esportare questi prodotti.

Quindi, in pratica, in Italia l’allevamento di animali da pelliccia è illegale, mentre l’importazione di pellicce e il loro commercio resta una pratica lecita. Per questo motivo il gruppo di attivisti che si è riunito nel cuore della Serenissima ha manifestato pacificamente ripetendo lo slogan “Basta pellicce in Europa”.

LAV ha indetto inoltre due giornate di mobilitazione nazionale per domani e domenica, 19 e 20 novembre, per raccogliere firme in sostegno dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fur Free Europe”, per un’Europa finalmente libera dagli allevamenti di animali da pelliccia.

LAV è nuovamente impegnata in un’azione di sensibilizzazione contro lo sfruttamento di milioni di animali per la loro pelliccia – spiega Simone Pavesi, responsabile LAV Area Moda Animal Free. – Siamo finalmente riusciti a vietare in Italia gli allevamenti di pellicce, ora è il momento di estendere questo divieto in tutta l’Unione Europea e, per coerenza, vietare anche il commercio e l’import di prodotti di pellicceria.

L’Iniziativa “Fur Free Europe” ha due obiettivi principali. Da una parte c’è quello di estendere, in tutta l’Unione Europea, il divieto di allevamento di animali destinati alla produzione di pellicce: attualmente tale divieto è in vigore in 14 Stati membri, tra cui l’Italia.

Dall’altra parte c’è quello di introdurre, in tutta l’Unione Europea, il divieto di commercio (e quindi anche di import da paesi terzi) di prodotti di pellicceria: solo in questo modo si potrà davvero fermare l’accesso nel continente di pellicce realizzate partendo dalla sofferenza degli animali.

I Paesi europei che ancora ospitano allevamenti di animali da pelliccia – fra questi Polonia, Grecia e Finlandia – uccidono ogni anno oltre 18 milioni di animali tra visoni, volpi, cani-procione e cincillà per la produzione di pellicce che, lo ricordiamo, spesso sono presenti anche in forma “nascosta” nei pon-pon dei cappelli, nei colli dei giacconi, nei polsini e così via.

Appuntamento quindi nel weekend nelle principali piazze italiane per sottoscrivere la petizione, che può essere sostenuta anche compilando il form online.

Seguici su Telegram Instagram | Facebook TikTok Youtube

Fonte: LAV

Ti consigliamo anche:

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Sono laureata in Lingue e Culture Straniere. Da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile, tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.

Iscriviti alla newsletter settimanale

Riceverai via mail le notizie su sostenibilità, alimentazione e benessere naturale, green living e turismo sostenibile dalla testata online più letta in Italia su questi temi.

Seguici su Instagram
Seguici su Facebook